Top

Eccellenza | Claudio Bordin portiere d’alta quota! Tra rigori parati, rigori segnati ed emozioni… in uno scatto

Se provate a cercare Claudio Bordin sui social, che sia Facebook oppure Instagram, state pronti a restare strabiliati. Voli da supereroe con i guantoni lì a fare proprio il pallone che si intrecciano a panorami mozzafiato. La fotografia nella sua vita, che sia protagonista oppure autore. Un pizzico di spensieratezza tipica di ogni numero uno, ma anche tanta testa sulle spalle guardando al proprio futuro.

 

Quel rigore parato in maglia Sestese…

Protagonista assoluto nel derby contro il Verbano, prima con il rigore parato su Doria, poi con un paio di parate strappa applausi. Che hanno permesso alla Sestese di prendersi un punto d’oro sul campo della capolista: «Siamo una squadra giovane, forse anche per questo andiamo sotto facilmente. Ma abbiamo anche tanto carattere, l’abbiamo dimostrato con Vogherese, Settimo e ora anche contro il Verbano». Una domenica quasi perfetta, cominciata ipnotizzando Doria: «Mi è andata bene. La parata più difficile è stata senza dubbio quella sull’1-0. E nel finale su Oldrini ero ben posizionato, un bello slancio e ho parato anche quella».

 

… e quei rigori segnati con il Varese

Rigore parato a Doria, rigori tirati a Varese, in Primavera. Tre su tre nella stagione 2013/2014,  percentualeda far invidia ai bomber più glaciali dal dischetto. «Ricordo che i miei compagni in stagione ne avevano sbagliato qualcuno di troppo, così un venerdì dissi a Maurizio Ganz (allora tecnico della Primavera) se potevo provare a calciarli. Mi ha dato fiducia anche in partita, direi che è andata bene. Perché ho smesso? Perché è giusto che li tirino gli attaccanti. E perché poi sentiteli voi se non prendono il premio sui gol…». Resta, però, il ricordo di annate stupende in biancorosso. E successivamente di una regola dei giovani che ha un po’ penalizzato la carriera: «La regola c’è, va rispettata ma penso non giovi a nessuno. Di Varese ho un ricordo bellissimo: i gettoni in Serie B, il trionfo in Eccellenza, vivere a dieci minuti dal campo ha inciso. Ma anche la stagione a Inveruno fu straordinaria».

 

Una vita in salita… anche per passione

Salita e… salite! La montagna come passione principale, ereditata dal nonno. E così, fin da giovanissimo, su a far fatica. «Già dai 15 anni mi arrampicavo ovunque. Ho fatto tanti 4000, dal Gran Paradiso passando poi per alcune cime sul Monte Rosa e in Svizzera». Testa tra le nuvole, metaforicamente, parlando, paesaggi splendidi, ma anche due pensieri semplici: «Quello di salvare la pelle cercando di stare sempre attenti. E avvisare mamma e papà, che il più delle volte erano preoccupati sapendomi sulle cime più sperdute».

 

Il giro del mondo… ma mica in 80 giorni!

Passione per la montagna che è diventata poi passione per i viaggi. E per la fotografia. Cercatelo sui social (e provate a non seguirlo!), vedere per credere. Prima tutte le capitali europee e New York («Belle, ma c’era davvero troppa gente»), poi Far Oer, Norvegia e Giordania solo per citarne qualcuna. «Dopo l’anno in Serie D con il Varese ho preso un anno di pausa dal calcio. Dovevo trovare qualcosa e dopo la laurea di Camilla, la mia fidanzata, siamo partiti per Capo Nord». Confort? Scordateveli. Macchina e tenda. «È stata un’esperienza unica. Dopo La Maddalena, a Camilla ho detto che per un po’ di tempo il mare sarebbe stato un sogno. Il posto più bello? Le Svarbald, ma che paura l’atterraggio. È il più difficile al mondo! La foto più bella? Quest’estate in Giordania, una stellata unica». La Patagonia l’obiettivo, la Groenlandia la prossima meta a giugno. Con un obiettivo chiaro. «Voglio fare dei viaggi e delle fotografie il mio lavoro». Idee chiare. Concedendosi, nel frattempo, qualche altro “volo” che garantisca la salvezza alla Sestese.

Paolo Andrea Zerbi

Condividi su
X