Una carriera fatta di sogni e gol, iniziata nelle giovanili della Roma, e arrivata fino alla Valenzana, passando tra i professionisti e i campionati esteri. Un percorso lungo e tortuoso, ricco di gioie ma anche di parentesi complicate, ma  destinato a proseguire. 

Ai microfoni di Bepi TV è passato Mattia Montini, attaccante classe ‘92, che ha rivissuto le tappe principali del suo percorso, e riflettuto sul suo futuro da giocatore.

I primi passi nella Capitale

Inizi la tua carriera calcistica nella Roma, nelle giovanili e successivamente in Primavera. Nella stagione 10-11 vinci il campionato di categoria segnando 10 gol in 16 partite, mettendo a referto anche una tripletta nella fase finale. Eri giovane e avevi tante speranze. Credevi che in quel momento sarebbe potuta arrivare una chiamata anche dalla prima squadra?

Tutti i ragazzi ci sperano ovviamente. 15 anni fa era totalmente diverso, soprattutto tra i giovani. Oggi le società tendono di più a valorizzare i ragazzi del proprio settore giovanile anche per via di altri interessi. Prima c’era più meritocrazia, e per essere nell’orbita della prima squadra dovevi essere veramente pronto. Speravo in una chiamata, ma non me l’aspettavo perché la Roma aveva già molti giocatori di alto livello davanti.

L’emozione della maglia azzurra

Successivamente hai esordito con la Nazionale Under 20. Nonostante non si trattasse della Nazionale maggiore, com’è stata la sensazione di indossare la maglia azzurra?

Ho avuto la fortuna di fare una presenza con la nazionale Under 20 di Francesco Rocca. Fa sempre piacere e ovviamente ti da una soddisfazione immensa, anche se da ragazzino potrebbe essere una cosa più importante rispetto a quella che è realmente. Molti purtroppo hanno indossato la maglia della nazionale e poi magari non hanno mai giocato nel professionismo. In quel momento però per un ragazzo è una gratificazione immensa.”

L’esperienza a Benevento, i prestiti e gli infortuni

Sei andato a Benevento, dove sei stato due anni. Lì hai dovuto affrontare un infortunio abbastanza grave. Di che tipo era e quanto tempo hai impiegato per riprenderti del tutto?

Il Benevento è stata la mia prima esperienza tra i grandi, ed era una squadra molto ambiziosa che aveva l’obiettivo di vincere il campionato di Lega Pro. Dopo 5 giorni di ritiro ho avuto un brutto infortunio al ginocchio e sono stato fermo fino a dicembre. In ritiro non c’erano gli strumenti adatti e si pensava fosse un’infiammazione. Solo ad ottobre ho scoperto che avevo rotto il menisco dopo che non riuscivo ad allenarmi, e solo da gennaio in poi sono tornato a pieno regime.”

Dopo l’esperienza ai giallorossi, Montini va in prestito prima alla Feralpisalò, poi al Cittadella e successivamente alla Juve Stabia. In merito a questa triplice esperienza, l’attaccante si è così espresso: “Alla Feralpisalò avevo fatto un’ottima stagione, ed ero entrato nell’orbita di quella che prima si chiamava Nazionale di Lega Pro. Mi aveva dato tanta visibilità, nonostante non fosse una Nazionale federale.”

“Grazie a quell’esperienza mi vide il Cittadella, che mi diede un’opportunità per giocare in Serie B. Il direttore Marchetti mi diede tanta fiducia, ma purtroppo non fui in grado di ripagarla per via dell’infortunio al ginocchio.”

“Andai alla Juve Stabia, sempre in B, perché non ero pronto fisicamente. Il Cittadella si doveva salvare e aveva bisogno di gente pronta, e io non avevo recuperato bene. La Juve Stabia era già retrocessa in C perché nel girone d’andata aveva fatto 9 punti. Purtroppo lì è stata una stagione fallimentare per tutti. Anche chi era arrivato a gennaio non è riuscito ad incidere”.

La rinascita a Monopoli

Durante la tua prima esperienza a Monopoli, nella stagione 16-17, ritrovi la continuità e in 35 presenze totali segni 13 gol. E’ stata la squadra in cui ti sei trovato meglio in assoluto? Credi sia stata la tua migliore annata da un punto di vista fisico e mentale?

“In Italia è stata la mia migliore stagione, sia fisicamente che mentalmente. Dopo 3-4 anni dove facevo fatica a fare gol, quella è stata la prima stagione veramente importante nel professionismo, dove, almeno in categoria, mi sono consacrato.”

Il passaggio al Bari e la stagione vincente a Livorno

Nella stagione successiva vieni acquistato dal Bari, ma giri subito in prestito al Livorno, sempre in Serie C. Qui fai meno gol ma a livello di presenze hai ritrovato continuità.

“A Livorno eravamo una squadra assurda, e infatti abbiamo vinto il campionato. Ho fatto parte di un gruppo vincente con giocatori che avevano fatto anche categorie superiori. Ero di proprietà del Bari, ma purtroppo la sfortuna ha voluto che a fine anno, tornando lì con tre anni di contratto, la società dichiarò il fallimento. Fino ai primi di novembre sono rimasto senza squadra”.

Gli anni all’estero

Per te poi inizia una nuova esperienza all’estero. Vai alla Dinamo Bucarest, dove vivi due anni importanti. Giochi, trovi presenze e gol tra campionato e coppa. Com’è stato lasciare l’Italia per la prima volta in carriera?

“Mi si è presentata questa opportunità. Sono andato lì a provare per vedere com’era la situazione. Io sono piaciuto subito all’allenatore e a me è piaciuto l’ambiente. Se vogliamo definirla così, quella stagione, da dicembre a giugno, è stata la mia terza rampa di lancio, ma già in un calcio importante.”

“Non ho avuto problemi di adattamento, e il livello che ho trovato lì non era paragonabile alla Serie C italiana. Si trattava di una Serie A, in una società storica, dove si giocava in casa a volte di fronte a 45 mila-50 mila spettatori.”

Il ritorno a casa e le ultime stagioni

“Dopo quell’esperienza sono voluto tornare in Italia perché ero in scadenza e mia moglie era rimasta incinta e avevamo delle esigenze familiari. Ovviamente poi il mercato, per un giocatore che sta fuori per qualche anno, si era un po’ chiuso. Il mio nome era uscito un po’ dai radar. Sono tornato a Monopoli, perché la proprietà era rimasta la stessa e mi diede questa opportunità. Purtroppo non è andata benissimo come la prima volta, ma la mia opinione su Monopoli non cambia.”

Nelle stagioni successive Montini cambia diverse squadre: Audace Cerignola e Fermana in Serie C, Trapani e Sarnese in D, fino all’ultima annata con la Valenzana Mado.

A Valenza collezioni 27 presenze e 11 gol in campionato, tornando così in doppia cifra dopo diverse stagioni. C’è un motivo che ti ha spinto a firmare con la Valenzana?

Cercavo un’opportunità al Nord, dato che la mia compagna è di Asti. Per fortuna la Valenzana, che non aveva fatto un’ottima programmazione, si è ritrovata scoperta a fine mercato e aveva bisogno. Mi sono trovato benissimo, con l’allenatore e il Direttore che mi hanno dato fiducia fin da subito. Ho trovato il giusto equilibrio e la giusta serenità e questa cosa si è poi vista in campo.”

La squadra è arrivata ottava in campionato, a 45 punti. Ad inizio anno c’era un obiettivo specifico che avevate fissato? Rimpiangi qualche episodio particolare in questa annata?

“Di solito in Serie D si cambiano molti giocatori da inizio a fine anno, invece in questo, il Direttore, è stato bravo in quanto ha cambiato pochi elementi. Ciò ci ha dato compattezza e da febbraio è stata una cavalcata positiva. Purtroppo ho saltato quasi 10 partite quindi l’unico rimpianto è che avrei potuto chiudere con qualche gol in più, ma alla fine sono contento per il contributo che ho dato alla squadra.” 

“Ad inizio stagione l’obiettivo era la salvezza, e non nego che in certi momenti c’è stato scetticismo, perché eravamo una neofita della categoria dopo tanti anni. Anche per il tecnico e il direttore non è stato facile, ma alla fine anche loro si sono consacrati all’interno della categoria.”

Le prospettive future

Tu ad oggi, dopo la buona stagione con la Valenzana, stai valutando altre opzioni per il futuro o pensi di rimanere?

Purtroppo il progetto Valenzana non ha avuto continuità. L’allenatore, il Direttore Generale e il Direttore Sportivo non hanno continuato il loro mandato. Ad oggi non si sa ancora quale sarà la proprietà, da chi sarà rilevata e se verrà iscritta in Serie D. La situazione è ancora incerta.”

“Per quanto riguarda il mio futuro ho ricevuto delle chiamate, ma ancora nessuno ha proposto un’offerta concreta. Vorrei rimanere nel Nord Italia, per una questione familiare. Non ho limiti di distanza, ma devo comunque poter tornare nel weekend o nei giorni liberi. Difficilmente accetterò una proposta molto distante.”

“Il mio obiettivo è comunque quello di rimanere in categoria, viste anche quelle che sono le mie caratteristiche e il mio passato. Mi piacerebbe andare in una squadra ambiziosa, che lotti almeno per fare i playoff.”

Riccardo Barro

4 Giugno 2026

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