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Eccellenza | Davide Caruso e la passione che non svanisce mai: “Rhodense casa mia, sogno un altro gol in rovesciata”

Con la doppietta di domenica, Davide Caruso non solo ha dato la vittoria alla Rhodense nella prima giornata di ritorno, ma ora guarda tutti dall’alto nella classifica dei cannonieri. 37 primavere (e mezzo) e non sentirle, visto che i vari Doria, Licciardello e Becerri, ben più giovani, sono costretti ad inseguire. Nel fine settimana che ha visto il ritorno al gol di Ibrahimovic in maglia Milan, Davide Caruso che recentemente ha sfidato proprio Ibra in amichevole, ha fatto capire a modo suo come ci si può ancora divertire ed essere determinanti.

 

“Il gol mai un’ossessione, ma esser lì davanti…”

I numeri parlano in favore di Davide Caruso che, nel corso degli ultimi anni, ha sempre raggiunto la doppia cifra. Lo scorso anno superando anche quota 20, cifra alla quale si era sempre avvicinato nel recente passato. «Ma non vivo il gol come un’ossessione. Non l’ho mai fatto in passato e non lo faccio di certo ora». Però esser lì davanti a tutti è motivo d’orgoglio. «A 37 anni, con un lavoro e una famiglia, veder premiati i propri sacrifici è bellissimo. Non me l’aspettavo e non ci pensavo nemmeno, spero di continuare a farne, ovviamente per il bene della mia Rhodense».

 

Rovesciate, tiro a giro, sempre decisivo

Più di 350 gol in carriera. Impossibile per Davide Caruso ricordarli tutti. Ma c’è, come sempre, quel gol che ti rimane maggiormente nella testa. «Quello dello scorso anno da fuori area contro il Vighignolo al terzo turno playoff. Fu una serata magica, mia moglie e mia figlia Letizia in tribuna (la foto è proprio una dedica alla piccola, nda). Una serata che a Rho ci ricordiamo ancora molto bene». Questo uno dei più recenti, per un bomber che in passato ha emulato Del Piero («In tanti dicono che il tiro a giro è il mio marchio di fabbrica») e segnato a un portiere come Belec: «Amichevole a Novarello, fu l’1-0 Rhodense. Emozionante, ma i professionisti hanno altro passo. L’abbiamo visto anche recentemente a Milanello». Ma per il più bello di tutti bisogna andare indietro con la memoria: «Una rovesciata ai tempi di Cusago. Mi piacerebbe tornare a segnare in questo modo, dovrei riprovarci un po’ più spesso».

 

Rhodense, una famiglia che vola alto

Arrivato a Rho nel 2010, dopo un anno lontano dalla Rhodense è tornato in maglia Orange per le successive otto stagioni. Capitano a tutti gli effetti, prova a spiegare cosa sia la Rhodense: «Una famiglia, e non è una frase fatta. La cosa bella è quando lo capiscono i ragazzi nuovi che arrivano da noi, capiscono le ambizioni della nostra realtà ma anche il modo in cui veniamo “coccolati”. Purtroppo recentemente abbiamo perso due colonne, più che due dirigenti, come Renzo Tagliaferri e Antonio Ponissa. Vogliamo fare bene anche per dedicar loro un risultato importante».

 

Gli Orange non si fermano più. Salvezza, poi…

Altri tre punti messi in cascina, terzo posto alle spalle di Verbano e Busto 81. Si può davvero parlare solo di salvezza? «Siamo consapevoli che stiamo facendo un campionato super, ma penso sia anche giusto rispettare il primo obiettivo che la società ci ha dato. Siamo vicini, poi potremo divertirci». Contando sui gol di Caruso, che pensa al presente ma anche al futuro. «Sto bene, mi sento bene e questa mia “malattia” per il pallone penso la porterò avanti ancora per un po’. Fortunatamente ho una famiglia che mi sta sempre vicino e mi supporta». E allora, perché smettere? Zlatan e Davide, insegnano.

Paolo Andrea Zerbi

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