Il calcio dilettantistico italiano, ormai da quasi una settimana, ha dovuto salutare uno degli attaccanti più prolifici degli ultimi 15 anni. Ciro De Angelis ha appeso gli scarpini al chiodo, mettendo fine a una carriera splendida tra Serie C, Serie D ed Eccellenza, condita da ben 187 reti. Per celebrare questo lungo percorso ricco di successi, il centravanti pugliese ha rilasciato un’intervista in esclusiva ai microfoni di Be.Pi TV.
Il dietro le quinte di una decisione così delicata
Da cosa nasce l’idea di dare l’addio al calcio giocato? Sono venute a mancare le motivazioni per continuare o la sua scelta è dipesa da altri fattori?
“L’idea di lasciare il calcio giocato nasce già a inizio di questa stagione calcistica. Ho vissuto le ultime 16 stagioni lontano da casa, quindi ho capito che mentalmente avevo dato tutto e ho maturato questa decisione all’inizio di questa stagione. È stata una decisione ponderata, avvenuta in totale tranquillità e totale serenità da parte mia.”
Tra Lazzate e Sondrio: un’annata complicata
Prima di scendere nel dettaglio della sua splendida carriera, quest’ultimo anno tra Ardor Lazzate e Nuova Sondrio non è stato semplice. Come l’ha vissuto?
“Sì, è stata una stagione non semplice, ma come ho detto inizialmente, l’ho affrontata mentalmente, non come ho affrontato le altre stagioni. Mentalmente già avevo difficoltà l’estate scorsa, ho provato a dare una mano sia al Lazzate che alla Nuova Sondrio, però quando la testa ormai stacca e anche se fisicamente fortunatamente sto benissimo, quando la testa ti dice qualcosa è difficile poi cambiar rotta.”
Una storia scritta a suon di gol
Nel corso degli anni lei ha vestito maglie importanti, collezionando oltre 350 presenze tra Eccellenza, Serie D e Serie C e, numeri alla mano, ben 187 reti. Si sente di poter essere definito come uno dei giocatori più importanti della storia del calcio dilettantistico italiano?
“Beh, mi hanno sempre detto che nel calcio contano i numeri, fortunatamente o sfortunatamente. Nel mio caso, fortunatamente i numeri parlano chiaro, quindi numeri alla mano, appunto, sì, posso reputarmi negli ultimi 15/10 anni uno dei giocatori più importanti della categoria nel mio ruolo, indubbiamente.”
Aria di professionismo
Nella stagione 2018/19 ha respirato il professionismo grazie all’esperienza al Monopoli. In generale, però, non è riuscito a vivere pienamente questo mondo: da cosa è dipeso secondo lei e, soprattutto, rappresenta un rimpianto?
“Sì, sono approdato al Monopoli nel 2018/2019 dopo una stagione da 23 gol in D al Ciliverghe. Ho fatto la scelta di Monopoli firmando un triennale, ma a dicembre, quando poi mi si è presentata la situazione, l’opportunità di andare a Cesena in una piazza storica come Cesena in D per vincere il campionato, non ho battuto ciglio sinceramente. E ho rescisso i tre anni di contratto che aveva in C per tornare in D e provare a vincere il campionato. Fortunatamente poi è andata bene, quindi rifarei quella scelta senza dubbio.”
Cesena: una piazza senza eguali
Il Cesena è stato forse una delle piazze più calde, importanti ed esigenti della sua carriera. Che ricordi conserva di quell’esperienza?
“Sì, Cesena è un ricordo bellissimo, che porto con me, una piazza senza eguali dove, nonostante facessimo la D, si respirava un’aria incredibile da Serie A, strutture, organizzazione e tifo pazzesco, compagni di squadra forse tra i più forti con i quali ho giocato nella mia carriera, quindi un ricordo bellissimo. Poi quando si vince un campionato chiaramente è tutto amplificato al mille per mille, però rimane per me un ricordo pazzesco.”
In giro per l’Italia, con il cuore qua e là
Le sue stagioni migliori a livello realizzativo le ha vissute allo Sporting Franciacorta e al Ciliverghe, chiudendole entrambe con oltre 20 reti. Sono queste le due realtà in cui si è trovato più a suo agio o c’è un’altra squadra che ha un posto speciale nel suo cuore?
“Sì, Franciacorta e Ciliverghe sono le esperienze, insieme a quella al Fanfulla, quando abbiamo rischiato di vincere il campionato e siamo arrivati secondi, a cui sono più legato, probabilmente. Perché sono 3 posti che mi hanno fatto sentire davvero importante, i miei compagni, tutta l’organizzazione, tutto lo staff hanno fatto sì che io mi sentissi libero di poter essere me stesso con i pro e i contro del mio carattere.
Nei posti, nelle squadre in cui ho avuto carta bianca di comportarmi e di essere me stesso, ho sempre ripagato poi sul campo. Quindi ringrazio loro, queste tre compagini che per me sono stati fondamentali e spero che abbia ricambiato in nel miglior modo possibile.”
La breve esperienza al San Marino
Nella scorsa stagione ha vestito la maglia del San Marino, un’esperienza che a tutti gli effetti si può quasi definire “all’estero”. Quali sono state le motivazioni per cui il rapporto si è concluso così a breve e ha notato una realtà differente rispetto alle altre società in cui ha giocato?
“Sì, sono andato a San Marino perché c’era un bel progetto. Sono stato bene e sono stato sfortunato ad avere un infortunio dopo 2/3 giornate di campionato. Poi a dicembre ho fatto un’altra scelta, tornando al Virtus Francavilla. che in quel momento era secondo a un punto dalla prima, dal Casarano.
Quindi ho fatto quella scelta, simile a quella di Cesena, per poter vincere il campionato. Poi non è andata bene perché io dopo un mese mi sono fratturato il perone, quindi è andata così, però a San Marino anche mi sono trovato bene e ho fatto una scelta semplicemente di per poter vincere un campionato al sud, vicino casa e quindi questa è stata la motivazione. “
Il bilancio di una carriera da applausi
Se dovesse fare un bilancio complessivo della sua carriera, il saldo sarebbe positivo o negativo? Guardandosi indietro, c’è qualcosa che cambierebbe o un rimpianto che le è rimasto dentro?
“Il bilancio è sicuramente positivo. La cosa che mi inorgoglisce di più è che nessuno mi ha mai regalato nulla. Ho fatto tantissimi sacrifici che pochissime persone sanno, anche perché, come si vede dalla mia carriera, essendo pugliese, ho giocato sempre lontano da casa, quindi i sacrifici sono stati davvero tanti.
Rimpianti? Qualcuno, forse il più grande, è l’anno dopo dei 24 gol a Franciacorta. Col cambio allenatore, con un contratto davvero importante, ho rescisso per tornare a Lodi, perché durante il ritiro non mi erano andate bene determinate cose e quindi ho fatto una scelta abbastanza impulsiva. Forse è quello l’unico rimpianto dipeso da me, diciamo.
Però il bilancio è davvero positivo, come ti dicevo all’inizio. Il sapere e poter dire che comunque negli ultimi 10 anni, 15 anni, sono stato uno degli attaccanti più prolifici d’Italia in questa categoria e il fatto che comunque sia in tutta Italia De Angelis è conosciuto per quello che ha fatto, e il fatto, come ti dicevo prima, di aver fatto tutto da solo, senza aiutini eccetera, mi inorgoglisce davvero tanto. Quindi il bilancio è chiaramente positivo, con qualche rimpianto, ma secondo me fa parte anche del percorso della carriera di ogni calciatore.”
Claudio Mallamace
21 Maggio 2026