Con 2 giornate di anticipo l’Arconatese si aggiudica la promozione in Serie D. La formazione di Livieri conclude al meglio un campionato da capogiro, grazie alla vittoria per 0-1 contro la Caronnese. Per l’occasione, Jacopo Tirapelle ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Be.Pi TV.
Pronti e via: l’Arconatese torna in Serie D
Prima stagione all’Arconatese e promozione immediata in Serie D: che annata è stata e quali emozioni ti ha lasciato un traguardo così speciale?
“È stata un’annata devastante sotto tutti i punti di vista, perché è iniziata proprio in maniera strana, anche perché io ho firmato a settembre ad Arconate, perché ero rimasto senza squadra. Sin da subito mi son trovato bene col gruppo e col mister, con la società in generale. Sapevo che entravo in una squadra molto attrezzata per questo tipo di campionato e poi infatti i risultati sono stati questi.
La coronazione dell’anno è stata la vincita del campionato che ha, diciamo, ripagato tutti gli sforzi, tutto il lavoro che abbiamo fatto durante l’anno, magari anche i piccoli problemi che si sono verificati durante l’anno, che è normale che si verifichino. È il primo campionato che vinco, nella città dove vivo, quindi ha un peso sicuramente maggiore e me lo porterò avanti per tutta la mia vita e tutta la carriera.”
Spazio alla qualità: il contributo di D’Errico e Scapinello
Quanto è determinante condividere lo spogliatoio con giocatori del calibro di D’Errico e Scapinello? Cosa hai appreso da loro e quali insegnamenti ti porti dietro?
“Avere in spogliatoio e soprattutto in campo due giocatori come Andrea e Dennis mi ha aiutato sicuramente tantissimo in allenamento già da subito, perché un conto se ti punta D’Errico, Scapinello, un conto se ti punta un altro tipo di giocatore, da difensore negli uno contro uno della partitella ti aiuta un sacco.
Poi loro mi hanno anche aiutato tantissimo ogni sabato mattina in rifinitura, star lì una mezz’ora a fare tiri in porta, anche piccoli giochi che alla lunga ti fanno crescere. Ma poi come loro tutti, i compagni da Luoni, Cavagna, i più esperti sono stati davvero di grosso aiuto per la mia crescita.”
Destini incrociati
Nel tuo percorso calcistico hai attraversato realtà importanti: cosa rende l’Arconatese diversa dalle altre società e quali fattori ti hanno spinto a sposare la causa?
“È la squadra del mio paese, è la società del paese dove abito e da cui tutto è iniziato, dove appunto ho iniziato a giocare a calcio qua ormai 15, 16 anni fa. È nata quasi dal nulla la scelta di venire qui ad Arconate, perché appunto ero rimasto senza squadra. Sapevo che ad Arconate gli serviva un giocatore che facesse il mio ruolo. Allora io ho puntato moltissimo su questa opportunità e poi si è conclusa nel migliore dei modi.”
Il rapporto speciale con il gol
In questa stagione hai trovato grande continuità sotto porta: qual è il segreto che ti rende così decisivo in zona gol?
“Sono davvero contentissimo di come sia andata questa stagione, anche dal punto di vista realizzativo, perché è la stagione in cui ho fatto più gol da quando gioco. Non c’è nessun trucco, a parte che avevamo una grossa gamma di schemi su calcio piazzato, poi i piedi di Scapinello e D’Errico che ti mettono la palla dove vuoi, ti danno una grossa mano. Poi ne ho fatto solamente uno su azione, grazie anche al campo che era un po’ dissestato, sono riuscito anche a fare gol da fuori area. Diciamo, il trucchetto sono i piedi divini di D’Errico e Scapinello.”
Qualche passo falso nel girone di ritorno
Siete stati inarrestabili nella prima parte di stagione, poi da febbraio qualche inciampo in più: cosa è subentrato in quel momento?
“Penso che qualsiasi squadra in qualsiasi campionato abbia quel periodo lì di leggera flessione che magari non si sa mai da cosa è dovuto, da cosa non è dovuto. Penso sia proprio normale che non può andare sempre tutto bene. Non è successo nulla di particolare. Penso sia la normalità e poi se un gruppo è forte ne viene fuori ancora più forte, come abbiamo fatto noi dopo due o tre partite che magari non giravamo, siamo venuti fuori e abbiamo portato a termine l’obiettivo.”
La figura di Giovanni Livieri
Quanto pesa, nel percorso di una squadra vincente, avere in panchina un allenatore come Livieri? Che rapporto hai instaurato con lui?
“Avere un allenatore come lui in panchina è davvero motivante. Sapevo che tipo di allenatore era, che tipo di persona era, perché c’è Alberton, uno dei miei migliori amici che gioca qui ad Arconate da 2, 3 stagioni. Lui mi parlava parecchio del mister e quindi un pochettino lo conoscevo. Poi toccandolo con mano ho capito veramente la sua professionalità, la sua dedizione al lavoro, perché sa veramente tutto di tutte le squadre, sa qualsiasi giocata da fare.
Ad esempio, se contro troviamo un determinato modulo o un altro, che tipi di giocate fare. È davvero molto preparato. Una grandissima persona, molto serio, sempre, mai una parola fuori posto. È davvero un’ottima persona e come anche il suo staff, perché c’è da dire anche questo, che il suo staff è molto preparato. Mi son trovato veramente bene anche con loro, tant’è che io ho affrontato l’infortunio al ginocchio di un mese fa con loro che mi seguivano tutti i giorni, sia al campo che fuori, e per farmi rientrare il prima possibile.”
Il sogno di Tirapelle
Considerata la tua giovane età e una carriera ancora tutta da vivere, se dovessi fissarti un obiettivo, quale sarebbe?
“Come obiettivi personali ho senza dubbio quello di riuscire ad arrivare un giorno in Serie C, quindi riuscire a fare il professionista, perché appunto è da tutta la vita che io ambisco a diventare un professionista. Ho avuto delle mezze possibilità quando ero sotto contratto alla Pro Patria che poi non si sono concretizzate.
Diciamo, col rimorso che mi porto dietro da quella volta lì lavoro ogni giorno per riuscire ad arrivare a quello che è il mio obiettivo. Poi, ovvio, una volta raggiunto quell’obiettivo lì se ne fisseranno altri più alti. Verrà poi il momento di fissare quegli obiettivi lì. Prima bisogna raggiungere la Serie C.”
Claudio Mallamace
17 Aprile 2026