Dalle giovanili del Milan fino a diventare un punto di riferimento sui campi della Lombardia. Dopo una carriera vissuta da protagonista Jordan Pedrocchi si è raccontato in un’intervista esclusiva ai microfoni di Be.Pi TV. Un viaggio nel calcio dilettantistico lombardo, dove Pedrocchi si è distinto per anni come uno dei centrocampisti più talentuosi di categoria, tanto da far sorgere in molti il dubbio che quei palcoscenici gli stessero, in fondo, un po’ stretti.
Il ritiro: “Ora è tempo di dedicarmi alla mia famiglia”
Cos’ha influito maggiormente nella sua decisione di ritirarsi? Si è trattato di una scelta dettata da dinamiche legate al campo o da motivazioni extra-sportive?
“È una decisione che avevo già preso all’inizio di questa stagione per motivi prettamente familiari, perché finisce il calcio e voglio dedicare più tempo alla mia famiglia, a mia moglie, alle mie due bambine che mi danno una gioia immensa e quindi avevo già dettato come deadline i 35 anni.”
La sfida tra SC United e Universal Solaro
La sua carriera si è conclusa con una squalifica di sei giornate, in seguito ai fatti avvenuti durante la sfida tra SC United e Universal Solaro. Come rilegge oggi quell’episodio e cos’è realmente accaduto, dal suo punto di vista, in quel momento?
“Io un arbitro del genere non l’ho mai visto, soprattutto nel modo di comportarsi. Io negli ultimi anni ho sempre fatto il capitano, ho sempre avuto un atteggiamento rispettoso e collaborativo, ma quest’arbitro secondo me ci ha preso di mira fin dall’inizio.
Noi avevamo due o tre giocatori con un carattere forte, che magari non lasciavano parlare me, andavano direttamente dall’arbitro, ma poi io ho sempre fatto da mediatore tra i miei compagni e l’arbitro, durante l’anno questi episodi non sono mai successi. Ma questo ha iniziato a lavorare in malafede, ha fatto delle cose secondo me disastrose. Per me non dovrebbe neanche più arbitrare, è una roba indegna quello che ha fatto, vergognoso, ma veramente vergognoso.”
Il bilancio: tra i ricordi, un pizzico di rammarico
Ha vissuto anni intensi tra Serie C e Serie D ed Eccellenza, calcando palcoscenici di grande valore. Se dovesse voltarsi indietro oggi, come valuterebbe il suo percorso nel complesso? C’è un traguardo sfumato o una scelta che oggi definirebbe come un rimpianto?
“Al mio percorso do un 8. Sono molto contento della carriera che ho fatto. Se mi guardo indietro, forse l’unico rimpianto è quando ero ragazzo, per la mia troppa onestà nei confronti di un procuratore. Quando ero nelle giovanili del Milan forse dovevo guardare più ai miei interessi, ma sono fiero di quello che sono come uomo, quindi va bene così, non ho grossi rimpianti.”
L’occasione sfumata: quando il destino ha voltato pagina
“Avevo un procuratore dove però avevo solo la parola. Ti parlo, avevo 17 anni e si è avvicinato un altro procuratore, mi ha proposto di approdare in una realtà importante, già con un contratto da professionista, ma dovevo ovviamente andare con lui e non con l’altro procuratore. Io, in totale onestà, l’ho fatto sapere all’altro procuratore e lui ha fatto si che che quella persona non mi chiamasse più per andare lì, invece che magari collaborare tra loro.
Non avendo nulla di firmato col vecchio procuratore, potevo fregarmene e non dirgli niente e far le cose senza dirglielo. Io per correttezza l’ho avvisato e lui, siccome era un procuratore, non faccio nomi, ma molto potente, ha fatto sì che restassi con lui e che quell’altro sparisse. Non è sparito come procuratore, ma non se n’è fatto più niente.”
L’avventura in Serie C a Lecco
La stagione 2019-20 a Lecco ha rappresentato per lei il ‘vero’ salto nel professionismo. Che impatto ha avuto su di lei quell’esperienza dal punto di vista emotivo e professionale, e come si è arrivati alla decisione di chiudere quel capitolo per fare ritorno al Ponte San Pietro?
“Lecco è stata la stagione dove ho vinto il campionato di Serie D per poi andare nei professionisti, anche se c’ero già stato nel 2013 a Chieti, ma non come protagonista. La stagione della Serie D da Lecco è stata una stagione fantastica, una stagione irripetibile, tifosi clamorosi, posto bellissimo e un bel gruppo.
Ho ancora degli amici legati a quell’esperienza. Sono tornato a Ponte San Pietro perché io anche se facevo il professionista lavoravo e al nuovo allenatore non stava bene il fatto che io lavorassi e quindi per divergenze con lui ho cambiato strada.”
Lì dove si respira aria di casa: Ponte San Pietro
Ha indossato la maglia del Ponte San Pietro in diverse fasi della sua carriera. Si può dire che sia stata la sua casa calcistica? Cosa ha reso questo legame così solido e duraturo nel tempo?
“È stata la mia casa, la mia seconda casa dopo la mia famiglia. Il presidente Bonasio penso sia il miglior presidente che io abbia mai avuto, una persona di un valore morale, etico e umano che non ho visto da nessun’altra parte. Sono stati gli anni più belli della mia carriera calcistica.”
Magenta, la rincorsa alla Serie D
Con la maglia del Magenta ha vissuto tre categorie differenti: è arrivato in Promozione, ha conquistato l’Eccellenza e poi, nella stagione 2023-24, la promozione in Serie D. Che viaggio è stato per lei vivere queste tappe con un’unica casacca?
“Magenta è stata una mission perché io ero già lì per smettere. Poi mi ha chiamato un direttore sportivo, un mio amico che si chiama Gianni Villa e il presidente mi ha detto: “Pedrocchi, lei in 3 anni mi deve portare in Serie D”. E quindi io l’ho presa come una missione.
Il primo anno in promozione con mister Giacomo Diana è stato un anno fantastico, con dei compagni di squadra fantastici. Il secondo anno sono arrivati mister Lorenzi e il direttore sportivo Salese, due persone straordinarie che nel mondo del calcio raramente si vedono.
Abbiamo fatto un primo anno di rodaggio dove la squadra ha dimostrato di saperci stare, siamo arrivati sesti. Il secondo anno si è creato qualcosa di meraviglioso, di magico, un gruppo che ancora adesso frequento. I due artefici principali sono stati Alessandro Lorenzi e il direttore Maurizio Salese.
Ripeto, due persone che hanno fatto sì che un gruppo di ragazzi validi diventasse una squadra stratosferica e quindi abbiamo ottenuto quel meraviglioso risultato. Io poi per motivi familiari e lavorativi non potevo fare la Serie D, quindi ho deciso di non restare.”
Futuro: è tempo di dire addio al mondo del calcio?
Ora che ha appeso gli scarpini al chiodo, come immagina il suo futuro? Resterà nel mondo del calcio con un ruolo diverso, magari come allenatore o dirigente, o si dedicherà a progetti completamente nuovi?
“In questo momento mi sto dedicando a un progetto del paese dove ho conosciuto mia moglie, ma per il momento non voglio né fare allenatore né fare il direttore. Voglio lavorare perché io nella vita mi occupo di mutui e dedicarmi alla mia famiglia. Questo per il momento. Un domani nella vita non si sa mai, ma per il momento non ho in testa di andare avanti a fare qualcosa nel calcio.”
Le persone che hanno segnato la carriera di Pedrocchi
“Ci tengo a precisare che le persone più importanti nel mondo del calcio per me sono stati Marziale Bonasio, presidente Ponte San Pietro Isola, Marco Gaburro, allenatore che ho avuto a Ponte San Pietro e a Lecco, Maurizio Salese e Alessandro Lorenzi.”
Un finale da sogno: SC United
“L’SC United quest’anno è stata la chiusura perfetta nella mia carriera…. Sergio Sala, altra persona strepitosa. Nel mondo del calcio, ripeto, io ho avuto la fortuna di averne tante di persone che mi hanno aiutato. Lui un grandissimo uomo e mister Villa, persona di altro livello.”
Claudio Mallamace
4 Giugno 2026