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Fossano Serie D, il classe 2001 Scotto vicino alle 100 presenze in D: “Un bel traguardo. Playout da affrontare come una finale”

Samuele Scotto è uno dei perni del Fossano. Classe 2001, Scotto è un difensore centrale fisico e potente, e che nonostante l’età, domenica può già tagliare il traguardo delle 100 presenze con la maglia del Fossano in Serie D, non esattamente un numero di poco conto. L’obiettivo per il futuro è quello di arrivare tra i professionisti, mentre nell’immediato Samuele ha nel mirino la sfida playout con il Ticino.

Che sensazioni si provano a raggiungere le 100 presenze in Serie D a questa età?

“Sicuramente è un bel traguardo e sono contento di poterlo raggiungere. In più poi ho fatto anche una trentina di presenze in Eccellenza quindi diciamo che in orbita Prima Squadra ho già un pochino di esperienza. Di mezzo poi, c’è stato purtroppo il Covid, perchè altrimenti avrei già raggiunto le 100 presenze qualche tempo fa”.

Come valuti la vostra stagione? Siete in linea con gli obiettivi?

“Bisogna essere onesti, le aspettative erano più o meno queste. Siamo partiti per salvarci e siamo ancora in corsa. Ovviamente la salvezza diretta sarebbe stata importante, ma guardando a come si era messo il campionato dopo il girone d’andata diciamo che siamo riusciti a raddrizzare il tiro. Tra l’altro il girone A è molto difficile e competitivo, ci sono tante squadre importanti per blasone, giocatori e tifoseria. Il Novara, la Sanremese, il Casale, il Varese, sono tutte squadre toste e che centrano poco con la Serie D”.

Cosa ti aspetti dalla sfida playout che si giocherà tra due settimane?

“É il primo playout che gioco, quindi non saprei dirti esattamente cosa aspettarmi. Logico che sia una partita da dentro o fuori e che non si può sbagliare, da affrontare come una finale. Credo anche che ci sia poco da pensare e da dire, ci prepareremo bene in queste due settimane sul campo per arrivare il più pronti possibile a quell’appuntamento. Ovvio che vogliamo provare a chiudere al meglio il campionato, ma va anche detto che la testa è già all’appuntamento che ci attende tra due settimane, tutte le energie vanno a quella partita lì”.

Come è nata la tua scelta di muoverti dal Torino al Fossano?

“Diciamo che è stata una mia scelta fino ad un certo punto. A Torino non mi reputavano all’altezza dal punto di vista fisico, sono cresciuto un po’ tardi e diciamo che non mi hanno aspettato. Non volevo rimanere per non giocare e quindi mi sono rimesso in gioco da qui. Il mio obiettivo è quello di arrivare tra i professionisti, ci sono stato vicino e sicuramente questo è il mio obiettivo personale”.

Sarebbe più bello arrivare in Serie C vincendo un campionato o con una chiamata da parte di qualche società?

“Sinceramente non lo so, non mi sono mai posto questa domanda. Quello che posso dire è che vincere un campionato di Serie D è molto molto difficile. Servono squadre super attrezzate, con giocatori, strutture e budget di un certo livello. Se poi si aggiunge il fatto che i playoff di Serie D sono gli unici tra tutte le categoria praticamente inutili, bhe, la strada per arrivare tra i professionisti è solo quella di vincere il campionato. Credo che ci sia la necessità di rimodulare questa questione, non può essere che la Serie D sia l’unica categoria di mezzo con queste regole. Io frequento l’università e studio economia e statistica, perchè non essendo ad oggi un professionista è fondamentale anche assicurarsi un futuro fuori dal campo. Non è facile, con tanti allenamenti sia alla mattina che al pomeriggio, diventa complicato anche andare a lezione ma bisogna farlo, la penso così. La Serie D ha dei limiti, negli ingaggi e nelle regole, forse sarebbe il caso di rivalutare tutto”.

 

Francesco Nigro

 

 

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