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Eccellenza | Giuseppe Torraca un lupo affamato di gol: da Gelbison a Caprino, è nuova rinascita al Busto 81

Se pensi a Giuseppe Torraca pensi… a una rete che si gonfia. Gol nel sangue, come ha dimostrato a tutte le latitudini della nostra penisola. In primis nella sua Campania. Lui, nativo della provincia di Salerno ma tifosissimo del Napoli. Perché l’anagrafe dice 1995 e l’effetto-Maradona era ancora nell’aria. Quando si giocava ancora per strada, e già lì la parola d’ordine per Giuseppe Torraca era una: gol! Quel gol che lo contraddistingue anche ora, al Busto 81.

 

Sotto il Monte Sacro e poi quel trasferimento a… Caprino

Se Napoli ha il Vesuvio, Vallo della Lucania ha la montagna dell’idolo (o Monte Sacro). Tradotto in arabo è Gelbison, ovvero la squadra di Torraca fin dai primi calci. Tutto il settore giovanile e cinque anni in Serie D: «E’ la squadra del mio paese, è stato bello giocare nella squadra in cui sono cresciuto. Poi c’è stato un piccolo diverbio, mi è spiaciuto andare via». Valigie in mano direzione… Caprino Bergamasco! Dove? «Sono sincero, me lo sono chiesto anche io dove fossi finito – scherza l’attaccante campano – ma si è rivelata una scelta azzeccata. Arrivavo da un campionato con 25 presenze con 2 gol in D ma ero senza squadra. Al 2 settembre l’accordo col Caprino. L’azzardo fu ripagato, 17 gol e una stagione super arrivando ai playoff».

 

La grande occasione Seregno, doppia ripartenza in biancorosso

Annata super e chiamata dalla categoria superiore. Seregno come grande occasione, ma qualcosa andò storto proprio a ridosso di una partitissima. «Stavo bene, avevo segnato anche in Coppa al Mantova. Ero pronto a giocare titolare nel derby contro il Como». Invece… «Dei valori non a norma durante una visita medica, la prima volta che mi succedeva. È stata una doccia fredda, mi è crollato il mondo addosso». Seregno superò ugualmente il Como, ma di fatto anche dopo il recupero le gerarchie erano cambiate. Ma il carattere di Giuseppe Torraca è di quelli da non abbattersi. Annata in doppia cifra a Casatenovo, ora la vera rinascita a Busto Arsizio: «Ho scelto con decisione questa realtà, volevo continuità e ho pensato fosse l’ambiente giusto».

 

Busto 81 secondo e annata super… anche dalla panchina

Le fortune di Giuseppe Torraca si sposano con il campionato super del Busto 81. «Forse non ci aspettavamo neanche noi una stagione di questo tipo. Ma siamo consapevoli che non abbiamo fatto ancora niente, questa è la nostra forza». Busto 81 si è rivelata squadra offensiva (miglior attacco del girone), Torraca ha trovato subito l’intesa giusta con i compagni di reparto: «Facile quando ci sono giocatori di qualità». Problemi di abbondanza per Crucitti, tanto che in qualche occasione Torraca è partito dalla panchina. Come contro la Varesina, quando però il suo ingresso in campo ha cambiato la partita: «Ogni attaccante vuole giocare, la panchina è difficile da digerire. Stavo rosicando, ma mi sono fatto trovare pronto». Risultato? Gol del pareggio al novantesimo e per poco non arrivava anche il ribaltone: «Cos’ho pensato quando Spadavecchia mi ha parato il tiro in mezza rovesciata? Meglio non dirlo».

 

Un lupo… sempre affamato di gol

Su WhatsApp, Giuseppe Torraca ha scelto un lupo. Che sarebbe simbolo dell’Avellino. Per un nativo della provincia di Salerno, tifoso del Napoli… un trittico troppo complicato. Ma in realtà nulla di tutto questo: «E’ vero, ho un lupo che mi simboleggia. È il mio animale, ma l’unico significato è il fatto che il lupo è un animale che ha fame. È un cacciatore e penso mi rappresenti nella mia idea di gioco». Sempre a caccia di gol, per portare il Busto 81 sempre più in alto.

Paolo Andrea Zerbi

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