Una carriera ricca di successi ma anche avventure terminate inaspettatamente prima del previsto. Il tecnico Agostino Mastrolonardo è pronto a tornare in panchina, per dimostrare ancora una volta come la sua idea di gioco possa lasciare un segno nel sistema.
Dalle imprese con la Vis Nova Giussano all’ultima breve esperienza a Muggiò, ripercorriamo le ultime stagioni della sua carriera, e scopriamo come sia nuovamente pronto a rimettersi in gioco. Di seguito le sue dichiarazioni in esclusiva nell’intervista per Be.Pi TV.
Un’impresa unica: le quattro promozioni consecutive
Una parte importante della sua carriera Mastrolonardo l’ha vissuta a Giussano, sotto i colori della Vis Nova. Un’esperienza durata una decina d’anni, iniziata nel settore giovanile per poi terminare da vincente. “Ho fatto quattro anni tra giovanissimi, allievi e juniores prima della Prima Categoria. Ho passato una decina d’anni totali qui e sicuramente lo considero per tanti motivi quel posto in cui mi sono trovato molto bene sul campo, senza parlare del resto. Mi è stato permesso di lavorare serenamente per tutti quegli anni. Ho avuto lo stesso Direttore Sportivo, Marino Fumagalli, per tutto quel periodo, che sento quotidianamente.”
Al suo approdo in prima squadra, nel 2017, il club si trovava in Prima Categoria. Ogni anno Mastrolonardo è stato in grado di tirare fuori il meglio dai propri giocatori, arrivando nel 2020 in Serie D. Una promozione per ogni stagione sotto la sua guida, che certificano la competenza del tecnico. Sulla fine del suo percorso a Giussano si è così espresso: “Dopo tre campionati consecutivi e una salvezza in D, speravo di poter avere un’opportunità diversa da quella che Giussano mi poteva offrire in quel momento. Lo stesso discorso vale per la società, che voleva dare un cambio interno rispetto alla mia gestione in quegli anni.”
Alla domanda su come avesse vissuto il momento dell’addio in quella che ormai poteva reputare la sua seconda casa, ha dichiarato: “Sarò sicuramente grato al Giussano per avermi fatto iniziare questo tipo di attività con i grandi. Nonostante tutto, sono rimasto senza squadra in quell’estate. Non mi aspettavo di poter rimanere fermo. Sono rimasto molto male, però bisogna accettarlo, non spetta a te decidere. A malincuore ma ho dovuto attendere”.
L’esperienza all’Ardor Lazzate
Chiuso un capitolo, dopo pochi mesi se ne apre un altro. Nel novembre 2021 si lega all’Ardor Lazzate, in Eccellenza, ma non conclude il campionato con i gialloblù. “Quando arrivai gli accordi erano di prendere quattro giocatori, ma dopo la sosta, subito dopo la prima giornata di ritorno, mi è stato comunicato che avremmo dovuto mandarne via quattro. Esattamente il contrario di quello proposto.”
“Mi volevano imporre alcuni giocatori ma io sono un allenatore che non si fa imporre nulla, perché o alleno o faccio altro, quindi da lì si è rotto un po’ il rapporto con la società. La rescissione non è avvenuta per i risultati sul campo, ma per uno scontro che non ho creato io.”
Giussano 2.0: il ritorno a “casa” per un solo anno
“Nel momento in cui la Vis Nova l’ha ricontattata ed è ritornato, lei cosa ha provato?”
“Sapevo che quella per me poteva essere casa, poi mi ha chiamato il mio Direttore Sportivo Marino Fumagalli e di conseguenza ho accettato abbastanza velocemente, pur sapendo che arrivavano dalla retrocessione dalla D e che nessuno sarebbe rimasto in squadra. Era una rosa da ricostruire con tantissimi giovani”. La gestione del tecnico in questo caso è durata una sola stagione, con la squadra che dopo 8 partite aveva un solo punto, per poi concludere l’annata a 43, raggiungendo l’obiettivo salvezza. “Il lavoro c’è stato. A me piace stare sul campo in quanto credo sia corretto poter insegnare il più possibile ad ogni giocatore che si ha a disposizione in quei 7 / 8 mesi.“
Sulla fine dell’esperienza Mastrolonardo ha dichiarato: “Motivazioni non dipese da me perché un mese prima che finissimo il campionato la società aveva già deciso di contattare un allenatore e un Direttore Sportivo diversi da noi, senza comunicarcelo.”
Capitolo Oltrepò: un addio a sorpresa
“A giugno 2023 si trasferisce all’Oltrepò, e anche in questo caso c’è stata un’esperienza breve, ma estremamente positiva. Dopo 8 giornate, un terzo posto momentaneo a 17 punti, a solo tre dalla vetta viene esonerato. Cosa è successo?”
“Mi è stato imputato di avere la squadra contro, ma credo che i risultati sul campo dicessero il contrario. Sapevamo, io e Raso, il DS, di aver costruito una squadra in grado di poter vincere il campionato, che infatti ha vinto. Io non avevo alcun tipo di problema con la squadra. E’ stata una scelta del Presidente e io chiaramente ho dovuto accettarla.”
“Non ci sono state dichiarazioni da parte di giocatori in merito ad una sua negativa gestione?”
“No, assolutamente. Ho ottimi rapporti con tutti. Non c’era nulla che faceva presagire questa cosa, tranne la decisione del Presidente”. Potevamo sicuramente avere molti più punti, ma fa parte della crescita considerando che avevamo 23-24 giocatori nuovi. Per dare un gioco alla squadra serve tempo ed io ero stato preso per questo. E’ chiaro che i giocatori ci devono mettere il loro. Più sono bravi e meno tempo ci metteranno, ma per dare un gioco e un’idea di calcio di un certo tipo come può essere la mia ci vuole tempo e inevitabilmente si passa da risultati negativi.”
Lesmo: l’anno in Promozione
Rimane per un lungo periodo senza squadra e alla stagione successiva passa al Lesmo, nel campionato di Promozione. Come mai ha deciso di scendere in Promozione? L’ha attirata il progetto che le è stato presentato o ci sono state altre motivazioni particolari?
“Partiamo dal presupposto che a Lesmo ci è andato il mio Direttore Sportivo Marino Fumagalli. Mi sono sempre trovato bene con lui e quando chiedo alcuni giocatori, nel caso in cui non se ne possano prendere alcuni, trova sempre delle alternative molto valide. Lui mi ha prospettato questa opportunità, in una società che in tre anni sarebbe voluta salire in Eccellenza ed ho accettato.”
“Abbiamo fatto una stagione con un’infinità di infortuni, una situazione paradossale. Nonostante una squadra ridotta ai minimi termini siamo quasi riusciti ad arrivare ai playoff.”
L’ultima panchina in quel di Muggiò
“Lei ha deciso di sposare il progetto Fucina, diventata da poco Muggiò. Conosceva già la squadra, il progetto ed ha accettato, tornando così in Eccellenza. Visto l’epilogo che poi si è verificato, rifarebbe questa scelta o cambierebbe qualcosa?”
“Il progetto prevedeva di ricostruire una squadra, in quanto nessun giocatore dell’anno precedente sarebbe potuto rimanere perché economicamente non ce lo si poteva permettere. Io e Cortellazzi (DS Fucina) abbiamo fatto questa scelta insieme, pur sapendo che avremmo dovuto trovare una ventina di giocatori.”
“L’opportunità di ripartire da zero e lavorare sia come squadra che come staff mi allettava. Sicuramente non abbiamo fatto tutti i conti corretti, dato che allenarsi a Muggiò è quasi impossibile perché le strutture non sono adeguate e il campo da calcio è pessimo. Ciò non è una giustificazione, perché la squadra aveva anche giocatori forti, ma anche in questo caso serve tempo per lavorare.”
“Se non ci fosse stata una rivoluzione così consistente nella squadra in quell’anno, magari ci sarebbero state fin dall’inizio delle idee più solide, si sarebbero raggiunti risultati migliori?”
“No, non credo. Abbiamo scelto alcuni giocatori, ma un paio che potevano essere fondamentali sia davanti che dietro non ci sono praticamente mai stati. E’ stato anche chiesto alla società di poter intervenire perché avevamo delle carenze in attacco. Io prendo le mie colpe ma purtroppo è stata fatta una scelta di un certo tipo e ho dovuto accettare delle decisioni obbligate. Sono state fatte delle proposte che erano completamente opposte rispetto a quelle prospettate a luglio.”
L’avventura del tecnico sulla panchina della Fucina si conclude il 3 dicembre 2025, e da quel momento non ha più allenato.
Ciò che verrà
Lei ha sempre allenato in Lombardia. Ha mai considerato eventuali offerte da fuori regione, magari in Piemonte o in Veneto? O non prenderebbe in considerazione questa scelta?
“Se fossero in Serie D si, o Piemonte anche in Eccellenza, però chiaramente ci devono essere le condizioni per permetterti di farlo. L’Oltrepò non era comodissimo per me, facevo circa 200 km al giorno, però l’ho fatto, non è un problema.”
Sulla domanda in merito agli allenatori a cui si ispira o che sono stati il suo punto di riferimento, Mastrolonardo ha risposto dicendo di essere un allenatore con un gioco propositivo, forse un mix tra Guardiola e Klopp. “Mi piace essere offensivo, preferisco far divertire i giocatori e avere la palla più che correre senza”.
Nel finale l’allenatore ha lanciato un messaggio personale e successivamente uno a tutto il movimento calcistico italiano. “Ho voglia di rimettermi in pista, e dovrò rimettermi sul mercato in attesa di chiamate, ma non ho pretese particolari. Credo che il movimento calcistico sia attualmente in grande declino. Agli allenatori fanno fare dei corsi di aggiornamento che non servono. Per cambiare dovrebbero portare degli esempi seri per aggiornare, ad esempio a Milanello o alla Pinetina.”
“Ognuno inoltre deve lavorare sul proprio settore giovanile. Noi l’ultimo anno al Vis Nova avevamo il 70% dei ragazzi che arrivavano dal settore giovanile, partendo dalla Prima Categoria. Questo dovrebbe essere un grande obiettivo. In questo modo si riducono i costi e dai sviluppo e valorizzi i tuoi giovani.”
Riccardo Barro
21 Maggio 2026