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Niccolò Croci

C Gold – Il “Profeta” Niccolò Croci tra sgasate e canestri: “A Gallarate vivo il basket con passione, i derby in Germania me li ricordo ancora”

Subito dopo la partita vinta contro Valceresio, coach Federico Sassi aveva incensato la prestazione di Niccolò Croci. Facile dirlo dopo una performance tutta difesa abbinata a 14 punti. Ma d’altronde il “Profeta” è proprio il soprannome del numero 9 della Basketball Gallaratese, tanto da portare Niccolò ad aggiungere Isaia come secondo nome. Pur soltanto sulla propria pagina Facebook.

 

“A Malnate vinto mentalmente, vorrei ritrovare Milano 3”

Il 51-59 finale di sabato sera non era certo emblema della miglior partita di Gallarate. Ma di una vittoria che porta un piede (e forse più) tra le prime otto. «Avevamo preparato al meglio la partita in settimana, allenandoci intensamente e anche sotto il profilo mentale. Sapevamo quanto sarebbe stato importante bissare la vittoria dell’andata e andare 2-0 con Valceresio». Detto, fatto. Grazie anche ai 14 punti (con 5/10 dal campo), secondo miglior marcatore di Gallarate. «Moraghi era sempre raddoppiato, mi sono fatto trovare pronto tagliando sotto canestro. È la mia caratteristica, la cosa positiva è che riusciamo a finalizzare tutti visto che abbiamo una buona rotazione del pallone». E così è arrivato il riscatto personale, dopo che con Milano 3 qualche fischio di troppo l’aveva tolto prematuramente dalla partita: «So che è tempo perso lamentarsi con gli arbitri, ma la mia grande passione mi porta ancora a farlo. Spero di ritrovarli, perché al ritorno non sono praticamente mai stato in partita».

 

Ritorno a casa Robur, gli insegnamenti di un campione d’Italia

Arrivato a Gallarate in estate, lo scorso anno Croci vestiva la maglia della Robur Et Fides Varese. Un ritorno, visto che Croci era già stato roburino sette anni prima. «Rientravo dalla Germania e non ero così sicuro di continuare a giocare a basket a livello professionistico. Poi mi ha contattato Davide Rosignoli, che conosco dai tempi delle giovanili, ha creato l’asse play-pivot con Marco Santambrogio e per me è stato naturale accettare il loro progetto». Ritrovandosi, come allenatore, Francesco Vescovi, campione d’Italia da giocatore con la Pallacanestro Varese. «Ha creduto in me fin da subito, mi ha dato fiducia e alla soglia dei 30 anni è riuscito a migliorare alcune mie lacune. In particolar modo il tiro, correggendo tutti i miei errori».

 

Un lustro in Germania, da ovest a est: “Quanto entusiasmo”

Nella carriera di Croci, anche un quinquennio in Germania. «Avevo iniziato la preparazione a Borgosesia, ma era già un periodo transitorio. Ho deciso di seguire la mia ragazza e devo dire che ho fatto la scelta giusta, un’esperienza che mi ha formato molto». Inizialmente a Itzehoe, poi a Rostock. Due squadre rivali, tanto che il trasferimento, avvenuto a stagione in corso, creò non poche problematiche: «Avevo messo un post su Instagram in anteprima ma per i tifosi è stato un duro colpo e ho dovuto cancellare tutto. Quando sono tornato da avversario ho preso un sacco di fischi, ma alla fine abbiamo vinto il campionato e siamo saliti in Pro B, la nostra Serie B. In Germania c’è un seguito molto elevato, per il derby c’erano più di mille persone sugli spalti. La vita fuori dal parquet? Amburgo più multiculturale, Rostock più chiusa. Diciamo che la differenza tra ovest e est si percepisce ancora».

 

Gallarate, la palla a spicchi e la passione per il motocross

Foto WhatsApp, foto su Facebook e Instagram. Niccolò Croci lo vedi spesso e volentieri con una palla da basket in mano. E fin qui va bene. Ma sfogliando ti accorgi che altrettanto spesso è cavalcioni su una moto da cross. «Un’altra mia grande passione. Appena posso cerco di ritagliarmi il tempo per fare enduro. Mi dà adrenalina, a maggio farò un rally in Sardegna e parteciperò al campionato italiano. Anche per questo devo ringraziare Gallarate, che mi dà l’opportunità di giocare ancora a basket ma che mi permette di portare avanti anche altre mie passioni. Federico e Ferruccio (Sassi e Pozzati, allenatore e vice a Gallarate) mi dicono di smettere, scherzando mi chiedono di andare piano. Anche io ci metto del mio, recentemente mi sono scottato il polpaccio con il collettore. Ma vivo di passioni ed emozioni, e sono contento che il basket me ne dia ancora».

Paolo Andrea Zerbi

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