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Promozione B, Davide Bosis tecnico del Casati Arcore

Promozione B | Davide Bosis, un underdog pronto alla gloria

Dopo le cessioni in estate di due pezzi da 90 come Galluccio e Mantellini, forse in pochi pensavano che il Casati Arcore di Davide Bosis potesse ripetersi. E invece ciò che si sta facendo quest’anno ad Arcore, per il momento, è anche di gran lunga migliore di ciò che si fece l’anno scorso, ma soprattutto si sta compiendo una stagione al di sopra di ogni aspettativa.

Niente top, ma che organizzazione!

Scorrendo velocemente la rosa della squadra biancoverde non c’è il Parravicini del Castello Cantù, non c’è il Rossetti dell’Altabrianza, non c’è lo Schiavano del Luciano Manra, ma c’è un mister giovane e ambizioso che lavora, fa lavorare e mette ogni domenica in campo una squadra davvero complicata e tosta. Eppure, per gli amanti degli almanacchi, l’ossatura della rosa in questi anni si è evoluta senza mai mutare completamente il suo essere. Ma allora com’è possibile che una squadra senza stelle possa essere così in alto, ma soprattutto qual è il segreto di Davide Bosis? Magari ha la bacchetta magica, ma più probabilmente le ragioni sono altre: «In questi tre anni – afferma il tecnico arcorese – siamo una squadra che è crescita tanto sotto il punto di vista della mentalità, che ha dimostrato in svariate occasioni di avere una forza caratteriale importante. Diciamo che questo è il nostro punto di partenza. Ma la nostra forza risiede nel gruppo e non nei nomi». Parole, quelle pronunciate da Bosis, dense di agonismo, ma specialmente pronunciate dopo la sconfitta di domenica contro il Castello Cantù in quello che era il vero scontro diretto dell’undicesima giornata. «La partita di domenica – commenta il tecnico – seppur parliamo di una sconfitta, ci ha dato una grande consapevolezza nei nostri mezzi. Siamo andati in casa della squadra forse più forte dell’intero girone e abbiamo giocato davvero un gran bel calcio, dove però siamo stati puniti da una prodezza di un singolo sulla quale puoi fare poco. Noi siamo una squadra che fa dell’organizzazione e dei principi di gioco il suo punto di forza. Dopo la passata stagione anche solamente pensare di essere qui era difficile, perchè si sa ripetersi è sempre complicato. Però devo dire che dopo la partita di domenica, non lo posso nascondere, noi vogliamo stare e rimanere là dove siamo per giocarcela fino in fondo». 

Modulo e sistema? No, principi ed efficacia

Di certo, davvero poche volte il Casati Arcore è stata una squadra esteticamente bella. Tendenzialmente la squadra che mister Bosis mette in campo la domenica è sempre una squadra solida e organizzata che punta molto al “fare” e meno all’”essere”. Giocare ad Arcore è infatti praticamente impossibile, vincere ancora peggio. Loro in casa hanno costruito tutti i loro successi, presenti e passati, ma forse è giunto il momento di infrangere un luogo comune. Il Casati Arcore non è una squadra brutta, ma efficace. Il Casati è una squadra camaleontica che, gioca se può giocare, ma l’importante è portare a casa il risultato. «Noi – afferma il mister – spesso e volentieri badiamo molto di più alla sostanza che al resto. Solamente pensare di poter giocare un calcio “bello” e coinvolgente in casa è follia. Noi cerchiamo sempre di sviluppare sempre un gioco verticale, poi se arriviamo con due passaggi o con 10 poco importa. So perfettamente che i miei ragazzi sanno leggere le varie situazioni e adattarsi ad esse. Con il Manara abbiamo fatto una partita sporca e abbiamo portato a casa il risultato, con il Castello siamo stati belli e non abbiamo raccolto punti. Certo abbiamo acquisito consapevolezze nei nostri mezzi, ma poi quello che conta è sempre il risultato».

Bosis tra presente futuro

Andando però a ripercorrere il mercato estivo delle panchine, seppur il secondo posto a sorpresa centrato la scorsa stagione, durante il classico valzer delle panchine il nome di Davide Bosis non è praticamente mai uscito con forza, a differenza di altri suoi colleghi. «Dopo la finale playoff persa – chiude Bosis – il mio desiderio era quello di rimanere qua ad Arcore per continuare il lavoro che assieme allo staff avevamo iniziato. Però, se devo essere sincero, il mio sogno è quello di avere il calcio come lavoro. Magari tra dieci anni chissà…».

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