Una carriera iniziata da bambino con un unico sogno: fare del calcio la sua professione. Numerose sono le esperienze che hanno segnato il suo percorso, tra momenti difficili, caratterizzati da infortuni, e stagioni trionfali, con valanghe di gol.
Riccardo Vaglio, attaccante classe 1993, è passato ai microfoni di Be.PI TV, per ripercorrere la sua carriera da calciatore, e i suoi ultimi momenti prima di appendere gli scarpini al chiodo. Ora per lui inizia una nuova vita, fatta di lavoro e famiglia, ma la passione per questo sport non svanirà mai.
Un inizio complicato: tra Seregno, Lecco e Ardor
Inizi la tua carriera tra i grandi con le maglie di Seregno, Lecco e poi Ardor. All’inizio hai fatto fatica a trovare spazio. C’è stato un infortunio che ti ha condizionato particolarmente o ci sono state altre motivazioni?
“Fortunatamente no. Nella mia carriera non ho mai avuto momenti in cui non ho giocato per scelte tecniche. In quel periodo sono stato fermo quasi un anno e mezzo per un problema al piede, al quinto metatarso. L’ho rotto tre volte, non riuscivo ad uscirne, sembrava un calvario infinito, e infatti avevo pensato anche di smettere subito di giocare. Dopo l’Ardor ho provato a vedere se ero ancora in grado, e grazie anche al Dottor Combi, ho trovato una soluzione. Da quel momento in poi ho ritrovato continuità”.
La rinascita a Merate
Dopo le prime esperienze difficoltose, Vaglio cambia squadra, e va alla Casateserogoredo (ora Casatese Merate), in Promozione, e successivamente alla Brianza Cernusco Merate. Nella prima esperienza trova continuità e gol (9 quell’anno), mentre nella seconda si consacra definitivamente. Vince prima il campionato di Promozione, e l’anno seguente, in Eccellenza, segna moltissimo. In quel momento hai sentito come se la tua carriera fosse ricominciata da zero, come un secondo trampolino di lancio?
“Dopo i problemi fisici ho provato a ripartire da Casatenovo, per vedere come stessi fisicamente. Sono andato lì anche grazie al direttore sportivo che conoscevo, lo stesso che l’anno dopo è andato a Merate. Io l’ho seguito e da quel momento sono ripartito completamente. Abbiamo vinto il campionato e la stagione successiva, in Eccellenza, ho segnato 22 gol.”
Darfo Boario: un tira e molla con un passaggio al Crema
“L’anno dopo sono andato al Darfo Boario, in Serie D, che mi voleva già da dicembre. Avevo firmato un biennale e abbiamo fatto anche la finale playoff”.
Hai trovato stabilità e buoni numeri lì a Darfo, giocando quasi sempre, ma la stagione seguente sei andato al Crema per sei mesi, per poi ritornare ai neroverdi. Come mai c’è stata questa decisione?
“Il direttore che avevo a Darfo è andato alla Pergolettese, e la squadra mi aveva contattato. Dovevo andare lì, ma alla fine la proposta del Crema è stata più allettante da un punto di vista economico. Ho fatto una scelta azzardata, perché cinque dei miei compagni si erano trasferiti alla Pergolettese, e hanno poi vinto il campionato. Io ho scelto l’altra sponda di Crema, e ho pagato cara quella decisione”.
“Sul ritorno a Darfo il motivo è stato familiare, avendo conosciuto lì la mia compagna. Volevo riavvicinarmi a casa. La situazione però era completamente diversa, era cambiato quasi tutto”.
Tra Sondrio e Sant’Angelo: l’inizio della carriera lavorativa
“Dopo Darfo sono ripartito per la stagione 19/20 da Sondrio, anche per motivi lavorativi. La famiglia aveva lì la produzione, e ho scelto di iniziare a lavorare, e nel pomeriggio mi allenavo.”
“A dicembre è arrivata la chiamata del Sant’Angelo. In prospettiva futura, dato che il mio lavoro doveva poi essere a Vimercate, negli uffici, ho fatto la scelta di cambiare. Mi sono voluto stabilizzare senza andare troppo in giro. Il progetto in ogni caso era ambizioso. Quando sono arrivato erano in zona retrocessione, e a febbraio, prima del covid, abbiamo concluso in sesta posizione.”
“L’anno dopo siamo arrivati secondi, e per poco non abbiamo vinto il campionato, mentre la stagione ancora successiva, la 21/22, lo abbiamo vinto, all’ultima giornata.”
In quell’anno segni 18 gol e torni in doppia cifra dopo alcuni anni in cui non eri riuscito a fare questi numeri. Credi sia stata la tua stagione migliore, sia da un punto di vista fisico che mentale?
“Credo di sì, perché sono andato in doppia cifra sia di gol che di assist. Sant’Angelo era una piazza importantissima, e in quel momento mi sono sentito quasi come un re. L’anno dopo mi è dispiaciuto dover lasciare.”
Tritium, Oltrepò, Saronno e Pianico: gli anni da vincente in Eccellenza e la fine del percorso
Terminata l’esperienza con i rossoneri, ormai promossi in Serie D, Vaglio decide rimanere in Eccellenza. L’obiettivo era di restare in categoria per provare a vincerla.
“E’ stata una mia decisione personale. Potevo dedicare più tempo al lavoro ma comunque far conciliare le due cose. Sono andato alla Tritium, una società molto ambiziosa. Ho raggiunto di nuovo la doppia cifra e abbiamo vinto il campionato. E’ stata una stagione super”.
“Rimanere in Eccellenza è stata una scelta di ambizione. Credevo fosse la categoria in cui potevo performare di più e ho scelto di giocare per rimanere sempre ai vertici.”
Nella stagione successiva c’è stato il passaggio all’Oltrepò, con un’altra doppia cifra di gol e la vittoria del campionato, prima del passaggio al Saronno, e la conclusione della carriera con il Pianico negli ultimi sei mesi.
“Abitavo a 5 minuti da Pianico, vicino al Lago D’Iseo, ed ero già entrato in contatto con la squadra la scorsa estate. Essendo però il capitano del Saronno, ho continuato con loro per i primi sei mesi della passata stagione nonostante fosse un grande sacrificio.”
“A dicembre era però arrivato il momento di avvicinarsi a casa, perché lo sforzo dovuto alla distanza non mi era più possibile. Credo sia stata la mia vittoria più grande, perché avevano sette punti al primo di dicembre ed ero convinto che ci si potesse salvare, nonostante fossero titubanti su questo”.
“Alla fine abbiamo chiuso a 39 punti e ci siamo salvati con i playout dopo la sfida con il Castelleone. Anche quest’anno ho raggiunto la doppia cifra di gol e assist, e mi ritengo super soddisfatto, sia della stagione, che dell’ambiente”.
“Ho deciso di chiudere il cerchio qui perché gli impegni lavorativi erano aumentati, ma soprattutto per poter concedere più tempo alla mia compagna, che da sempre mi ha supportato. Mi ero accorto che, tra lavoro e calcio, i momenti che le dedicavo erano diventati davvero pochi, e ho deciso così di mettere la parola fine a questo percorso.”
La quotidianità dopo il calcio
“Dopo la fine dei playout mi sono preso qualche settimana per cercare di trovare una soluzione, anche se non c’era, perché la mia ambizione si era spostata troppo sull’ambito lavorativo, e sulla mia famiglia.”
“Nonostante la decisione durissima, posso ammettere di essermi tolto qualche soddisfazione, ho trovato persone incredibili sul mio percorso, ma purtroppo era arrivato il momento”.
Il calcio ha fatto parte della tua vita fin da quando eri un bambino. Ora, come affronti le giornate, oltre al lavoro, sapendo che non avrai più gli allenamenti in settimana e la partita nel weekend?
“Sicuramente andare avanti sarà difficile, perché il calcio ha fatto parte della mia vita da quando avevo cinque anni. Sarà diverso vivere il weekend, ma comunque entusiasmante, perché comunque ora ho ambizioni nuove, come la creazione di una famiglia”.
“Sotto un altro punto di vista credo che mi godrò di più i momenti con le persone a me care, perché da quando avevo 12 anni facevo i ritiri già da agosto, e non ho mai potuto vivere un’estate con gli amici come tutti gli altri. Ero saturo, possiamo definirla come una sorta di liberazione.”
Nonostante tu abbia già il tuo lavoro, non pensi in futuro di poter rientrare nel mondo del calcio?
“Non si sa mai, perché amo il calcio. Sarà difficile perché non mi rivedo nelle nuove dinamiche del calcio di oggi, perché non vale più la parola data, però non escludo nulla.”
Riccardo Barro
18 Giugno 2026