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Sant’Angelo Eccellenza, parola a bomber Bertani. La storia di un vincente con il gol nel sangue

Cristian Bertani è un giocatore pazzesco e che non ha certo bisogno di presentazioni. Classe 1981 e dal curriculum mostruoso, Bertani è una delle punte di diamante del Sant’Angelo di Roberto Gatti, ed è pronto a stupire anche in questa stagione con la maglia rossonera.

La corazzata Sant’Angelo viaggia con il pilota automatico in questa stagione, con i barasini che hanno guadagnato la bellezza di 16 punti nelle prime 7 giornate di campionato. Primo posto per i rossoneri, che sono considerati da tutti come la candidata principale per la vittoria del girone. Previsione logica se si pensa al mercato faraonico di cui è stata protagonista la società di Balzano, che nell’ultima settimana ha impreziosito ulteriormente la rosa con l’acquisto di un attaccante speciale, Cristian Bertani, ex Novara e Sampdoria tra le altre.

Abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere amichevoli con il classe 1981 di Legnano, che ha risposto alle nostre domande con grandissima umiltà e serietà, dimostrandosi un grande uomo, oltre che un calciatore importante. Bertani, che è già stato decisivo nel match di mercoledì sera con l’assist al bacio per Casali, si è espresso riguardo a tanti temi, a partire dalle motivazioni della scelta, per poi arrivare a raccontare anche qualche aneddotto sulla sua gloriosa carriera.

Come mai hai deciso di tornare a Sant’Angelo dopo così poco tempo dal tuo addio?

«A dire la verità se fosse stato per me non sarei mai andato via da Sant’Angelo. Nella scorsa stagione mi ero trovato a meraviglia ed ero convinto di continuare a giocare con la casacca rossonera anche quest’anno. Poi però, si sa, i matrimoni si fanno in due, e quest’estate non siamo riusciti ad accordarci per continuare insieme. Quando però si è presentata la possibilità qualche settimana fa, ho accettato praticamente ad occhi chiusi».

Avevi cominciato la stagione nell’Eccellenza piemontese, perchè la tua avventura è terminata così presto?

«Devo dire che sono stato trattato benissimo in questi primi due mesi della mia avventura. Purtroppo però, la distanza ha giocato un ruolo importante nella mia decisione. Diciamo che avevo sottovalutato questo fattore, ed essendo io di Legnano, mi sono reso conto che era troppo impegnativo e anche limitante. Appena c’è stata la possibilità di tornare a Sant’Angelo poi, ho colto la palla al balzo e sono molto entusiasta della mia scelta. Oltre al fattore distanza, ha giocato un ruolo fondamentale anche la mia esperienza dello scorso anno qui in terra barasina. Sono stato benissimo e quindi ho accettato di tornare per questo motivo, oltre alla piazza importante che Sant’Angelo rappresenta».

A livello personale, ti sei già posto qualche obiettivo da raggiungere?

«Personalmente non mi sono mai posto traguardi personali ma sempre di squadra. Infatti, anche oggi che non sono più un giovincello, quello che spero è di dare una mano alla squadra e al mister per raggiungere un traguardo importante. Ovviamente poi, nonostante la squadra sia cambiata molto rispetto allo scorso anno, ho la fortuna di conoscere già molti giocatori, e infatti mi sono inserito subito senza problemi. Siccome non posso parlare di obiettivi personali posso però guardare a quello che ha costruito la società, una squadra forte e potenzialmente vincente, che guardando da fuori ha un ottima difesa, un ottimo attacco, e un centrocampo di categoria superiore».

Sei stato protagonista di una carriera meravigliosa e invidiabile, quali sono le esperienze che custodisci gelosamente?

«Tornando indietro mi piace ricordare gli anni di Novara, una piazza importante con cui abbiamo raggiunto obiettivi praticamente inimmaginabili. Abbiamo vinto il campionato di Serie C essendo una delle favorite, e sono stato protagonista di 11 gol. L’anno dopo in Serie B, nessuno ci dava come candidati alla vittoria, ma noi abbiamo fatto una stagione praticamente impeccabile, coronata con la conquista della Serie A, un traguardo favoloso per il Novara. In quella stagione magica ho avuto anche la fortuna di segnare 18 gol, e di guadagnarmi quindi sul campo il palcoscenico più alto possibile: la Serie A».

Cristian Bertani e Pablo Gonzàlez protagonisti della magica cavalcata del Novara

Alla fine come mai non sei mai arrivato a giocarti le tue carte nel massimo campionato?

«L’anno della promozione con il Novara sarei potuto rimanere e giocarmi la mia possibilità in Serie A. Ho fatto però una scelta diversa, scegliendo di andare a giocare in una delle piazze più importanti di tutta Italia, L’esperienza con la Sampdoria è stata magnifica, e anche in quella stagione abbiamo vinto il campionato al primo colpo, riportando la Samp nel posto che le spetta di diritto. Ancora una volta sarei potuto rimanere a giocarmi le mie carte con i veri grandi del calcio, ma poi è successo quel che è successo e mi sono dovuto fermare. Un peccato se ci ripenso, perchè dopo tanti sacrifici ero arrivato a circa 30 anni nella fase più matura della mia carriera, ma ogni tanto le cose non vanno come dovrebbero».

Bertani con la maglia dei blucerchiati

Alla tua età, e con la tua esperienza alle spalle, dove trovi le motivazioni per continuare a giocare?

«Ho sempre detto che fino a quando avrò voglia di sacrificarmi e mi divertirò, il campo sarà il mio miglior amico. In questo momento sento di poter dire ancora la mia, e proverò a farlo con la maglia del Sant’Angelo. Saranno poi le prestazioni a dire chi sei, se puoi continuare o meno, ma ora come ora, sento di volermi mettere in discussione di partita in partita».

 

Francesco Nigro

 

 

 

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