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Tre giocatori del Seregno

Serie D – Seregno, ecco la cura per la sindrome del Ferruccio: il presidente chiama tutti allo Stadio

Essere il Seregno, a Seregno, non è stata sino ad ora una missione semplice per la squadra di Andrea Ardito. Nonostante una classifica decisamente più serena di quella di un anno fa.

Allora fu una questione di avvicendamenti, tra Matteo Andreoletti e Roberto Bonazzi, oggi Andrea Ardito è più che mai stabile. Eppure, eppure il messaggio alla piazza è chiaro, chiarissimo. Per la sfida di domenica, alle ore 14.30 con il Villafranca Veronese, il presidente Carmine Castella si esprime così: «Abbiamo bisogno del supporto dei tifosi, della nostra famiglia e di tutti i genitori dei nostri ragazzi».

 

La sindrome del Ferruccio

 

In pratica, «tutti allo stadio Ferruccio», con invito rivolto non solo ai tifosi del Seregno, ma anche ai ragazzi del settore giovanile e ai loro allenatori.

Perché? Per il valore stesso della gara, visto che il Villafranca è attualmente quindicesimo in classifica, in piena zona playout, a quattro lunghezze dal Seregno. Quindi trattasi di vero e proprio scontro diretto salvezza.

E poi perché c’è quel dato… il dato del Ferruccio: 7 punti in 9 gare, un solo successo (contro l’Olginatese nel girone d’andata, ndr), una classifica parziale superiore solo a Olginatese e Villafranca. Un disastro.

Un disastro che il 6 gennaio, dopo il ko interno con il Darfo Boario (2-1), ha portato a forti riflessioni in casa Seregno. Non certo sulla posizione di Andrea Ardito, saldissimo per un lavoro serio e che comunque sino ad ora ha prodotto una classifica in linea con gli obiettivi, quanto su un cammino problematico che può sempre nascondere insidie. Ovvero l’inevitabile calo di certezze.

 

La reazione del Seregno

 

Domenica 13 è arrivata così la vittoria di Caravaggio, la volontà di rinunciare dal primo minuto ad un giocatore come Luca Artaria (poi in gol, ndr), le parole di Andrea Ardito: «E’ stata una settimana in cui abbiamo parlato tanto, o meglio hanno parlato tra di loro e si sono confrontati. Per me la cosa più difficile è stata fare la formazione, perché per forza ho dovuto lasciare qualcuno in panchina e addirittura qualcun altro in tribuna, che magari avrebbero meritato di giocare al pari di quelli scelti come titolari».

Ne è seguita quindi una settimana inevitabilmente più serena, ma il pericolo è dietro l’angolo, e si chiama «sindrome da Ferruccio». La società Seregno ha lanciato il suo segnale, che è sempre lo stesso: «unione». Domenica, la riposta sul campo.

Alessandro Luigi Maggi

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