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Sona, Roberto Strechie: una domenica da incorniciare tra il primo gol in rossoblu e le 100 presenze in Serie D e Lega Pro. Piani per il futuro? Rivivere il professionismo

Dopo l’approdo tra i colori del Sona a dicembre, domenica è arrivato finalmente il primo centro in rossoblu, messo a segno tra l’altro in uno scontro diretto con il Città di Varese quasi vitale per una lotta salvezza all’ultimo respiro. Come se non bastasse, un weekend che gli ha consentito anche di timbrare il cartellino delle 100 presenze tra Serie D e Lega Pro. Tante soddisfazioni quindi per il centrocampista classe 2000 cresciuto tra le lagune del Venezia, che, nonostante la giovane età, vanta già una carriera degna di ogni professionista. Oltre alla crescita tra le trafila veneziane, Roberto è passato per la Lucchese, la Dinamo di Bucarest, il Novara e il Chiasso, prima di scendere tra i dilettanti con le maglie di Spinea, Prato, Este e, attualmente, Sona. Nonostante questa discesa in Serie D, però, gli obiettivi nella sua testa son ben chiari e definiti: tornare nel professionismo e, nel frattempo, lottare per una salvezza in cui i suoi devono continuare a credere fino alla fine.

Domenica avete portato a casa uno scontro diretto importantissimo, superando una prova che era fondamentale per provare ad agguantare la zona playout. Ora vi separano 3 punti dall’ultimo slot disponibile, che è occupato proprio dal Città di Varese: quanto conta in questo momento continuare a crederci?

Contro il Città di Varese era fondamentale uscire a punteggio pieno ed era una vittoria che volevamo a tutti i costi. In settimana abbiamo lavorato bene e nel weekend la fatica fatta è stata ripagata. Ora ci attendono altre 6 partite altrettanto importanti e ognuna di queste sarà come una finale in cui dovremo cercare di portare a casa più punti possibili“.

Oltre al tuo primo gol con i colori del Sona, domenica hai festeggiato anche il raggiungimento delle 100 presenze tra Serie D e Lega Pro. Il tuo debutto è stato il 1° maggio 2016 con la maglia del Venezia, che poi avrebbe vinto in scioltezza il campionato dilettantistico con un distacco di ben 11 punti: quanto ti senti cresciuto da quella prima volta?

Sono passati tanti anni da quell’esordio e, a distanza di quasi 7 anni, ho ancora tanto margine di miglioramento. Sicuramente sento di avere più consapevolezze e questo fa bene a me stesso e al mio percorso. A prescindere da quanto sono cambiato, è senza dubbio un traguardo che mi rende felice e soddisfatto“.

C’è qualcosa che vorresti dire a quel ragazzino che iniziava a muovere i primi passi nel grande mondo del calcio?

Gli direi di non mollare mai e di crederci sempre, anche se lungo il percorso ci saranno tanti ostacoli da affrontare e superare, ma con la giusta mentalità tutto è possibile. In questi anni poi la mia famiglia mi è sempre stata vicina, così come i miei amici e il fatto di poter contare sul supporto dei tuoi cari è importante, perché è un grande aiuto per andare avanti e gestire gli alti e i bassi“.

Tu hai avuto anche delle esperienze fuori dall’Italia, perché sei andato alla Dinamo nella stagione 2019/2020 e in quella successiva poi hai vissuto una parentesi in Svizzera con il Chiasso: com’è stato uscire dagli schemi del calcio italiano?

Prima di trasferirmi a Bucarest ero ancora al Venezia, poi si è presentata questa occasione e l’ho colta. Purtroppo però le cose non sono andate come volevo e non ho giocato. Sicuramente il loro calcio è completamento diverso e abituarsi a ritmi lontani da quelli abituali non è mai facile. Dopo questa parentesi sono tornato in Italia con i colori del Novara, ma anche lì non sono stato particolarmente fortunato e quando è arrivata la proposta dalla Svizzera sono partito. Questo secondo trasferimento è andato meglio e ho collezionato 34 presenze, ma allo stesso tempo la squadra è retrocessa, quindi dal punto di vista personale è stata una stagione più appagante, mentre da quello del collettivo meno“.

A 22 anni hai chiaramente ancora tutta una carriera davanti, ma alle spalle hai già un bagaglio di esperienze importante. Se dovessi scegliere tra i tanti, qual è il momento o il periodo che ti è rimasto più impresso per ora?

Direi senza dubbio l’anno della salvezza in Serie C alla Lucchese. È stata una stagione complessa in cui non siamo stati pagati per 6 mesi e sono stati dati 25 punti di penalizzazione alla squadra, ma nonostante tutto siamo riusciti a salvarci a Bisceglie andando ai rigori ed è stato un momento che mi porterò sempre dentro. Poi la società è fallita ed è scesa in Serie D, ma quella è stata una stagione che non mi dimenticherò mai, anche e soprattutto per il gruppo che si era creato, perché eravamo molto uniti e tutt’ora ci sentiamo quotidianamente. Siamo stati una famiglia e ci vogliamo molto bene“.

A proposito di ciò che ti aspetta in futuro, sei uno di quegli atleti che si prefissa un obiettivo specifico da raggiungere o pensi solo a concentrarti sulla stagione che stai vivendo?

Il mio obiettivo principale è quello di tornare tra i professionisti e lavoro ogni giorno per raggiungerlo. Da due anni a questa parte sono sceso in Serie D e ovviamente avrei preferito continuare a vivere il professionismo, ma di certo non mi rassegno e vado avanti con la voglia di ritornarci“.

Dopo la pausa avrete 6 ultimi scontri per cercare di fare più punti possibili: con quale mentalità dovrete affrontarli per uscirne al meglio?

Dovremo continuare a lavorare bene durante la settimana e, soprattutto, crederci fino alla fine tutti insieme. Sia chi gioca, sia chi sta in panchina dovrà far sentire il proprio contributo per fare il massimo da qui all’ultima giornata, poi chiaramente se le altre davanti le vinceranno tutte noi non potremo farci niente, ma, nella speranza che qualcuna faccia un passo falso, è indispensabile continuare a lottare con grinta e convinzione“.

Marta Baroni

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