Un giocatore che nel corso della propria carriera ha vissuto momenti complicati, a causa di infortuni e scelte tecniche, ma anche annate positive, con una continuità, una forma fisica e mentale in parte ritrovata. Purtroppo gli infortuni e i fastidi fisici alla fine hanno avuto la meglio, e Filippo Strada, dopo l’ultima esperienza alla Castellana C.G. ha scelto la via del ritiro.

In esclusiva per Be.Pi TV le sue dichiarazioni, in cui ha ripercorso i suoi anni di carriera e gli ultimi momenti da calciatore prima dell’addio definitivo, con un breve sguardo anche al futuro.

I primi anni a Brescia

Dopo un inizio alla Padernese passi al Brescia, nelle giovanili, fino all’approdo in Primavera nel 2014. Qui trovi continuità, e in 21 partite segni 6 gol. La prima squadra era in Serie B, e a fine anno vieni convocato da Mister Calori per qualche partita senza però esordire. Che emozioni hai provato a trovarti lì in quel momento, ad un passo dal tuo possibile esordio tra i professionisti?

“Avendo fatto tutte le giovanili del Brescia, e alla mia prima annata in Primavera arrivare in prima squadra era già un sogno per me. Purtroppo non ho avuto l’opportunità, ma era un momento difficile per il Brescia a livello societario.”

Nella stagione seguente, Strada ha proseguito il suo percorso con il Brescia in Primavera, iniziando il campionato 15-16 con un infortunio.

“Sono stato fermo fino a gennaio per un’infiammazione al tendine rotuleo. Mi sono sottoposto a diverse terapie e al mio ritorno ho fatto 10 gol in 11 partite. Ho fatto molto bene e infatti i primi sei mesi dell’annata successiva mi hanno aggregato alla prima squadra.”

La breve parentesi a Prato

Nel gennaio 2017 passi al Prato in Lega Pro, ed esordisci a marzo contro la Lucchese. La seconda presenza la collezioni contro l’Alessandria. Anche in quel momento hai avuto problemi fisici o si trattava di scelte tecniche specifiche?

“Sono arrivato a gennaio ma ho giocato poco perché la squadra era forte, e comunque ho cominciato ad avere un fastidio al ginocchio sinistro, quello storico. Un dolore che mi sono portato dietro anche la stagione seguente alla Lucchese, e che mi ha costretto a stare fuori un anno.”

L’addio definitivo da casa

Prima del trasferimento a Lucca, lasci definitivamente Brescia. E’ stato difficile separarti dal luogo che consideravi come casa?

“E’ stato un bel salto, perché quando sei abituato a certe cose ti rendi conto di come gli altri ambienti non siano strutturati come Brescia e capisci la fortuna che si può avere a giocare in club così organizzati. Ti rapportavi con gente che ha giocato ad alti livelli e anche per questo è stato bello.”

Un’avventura sfortunata all’Adrense e le “Universiadi”

Dopo un periodo da svincolato, nel dicembre 2018 scendi di categoria, vai in D all’Adrense e anche lì purtroppo hai dovuto affrontare degli infortuni?

“Si ho giocato poco perché ero fermo da tanto. Mi sono stirato tre o quattro volte, non stavo bene. Ho fatto le mie presenze ma purtroppo non ho mai trovato continuità qui.”

“Poco dopo ho avuto la parentesi alle Universiadi (Olimpiadi Universitarie). La nazionale di calcio mi ha chiamato e nonostante fossero tutti giocatori di Serie C, ero l’unico ragazzo che veniva dalla D, ma Mister Arrigoni mi ha convocato. E’ stata una bella esperienza. Vestire la maglia della Nazionale, anche se non quella maggiore, è stato stimolante, un modo per rimettermi in gioco”.

Il ritrovo della continuità a Villafranca

Ad ottobre 2019 arrivi alla Villafranca Veronese. Da quel momento fino a febbraio 2020 collezioni 16 presenze, impreziosite da 9 gol, ma purtroppo si è fermato tutto a causa del Covid.

“Stavo veramente bene quell’anno, ho segnato tanto e fermarmi mi ha un po’ bloccato. Mi sono comunque trovato bene, dopo un po’ che non giocavo mi hanno dato la possibilità di mettermi in mostra e in quel modo ho ritrovato la forma e la fiducia.”

Sona, Delta Porto Tolle e il grave infortunio

Nella stagione 20-21 passi al Sona, dove rimani fino a febbraio. Giochi 10 partite segnando 5 gol e fornendo un assist. Buoni numeri ma alla fine cambi squadra, come mai questa decisione?

“Ho cambiato perché mi voleva il Delta Porto Tolle. Avevano una società importante e la squadra lottava per altre ambizioni rispetto al Sona. In più, a causa del Covid avevano avuto molti positivi, e dovevano recuperare 10 giornate. Ho pensato fosse la squadra giusta in quanto avevo più partite per mettermi in mostra. In realtà ho fatto fatica ad ambientarmi i primi 2-3 mesi però alla fine credo sia stata la stagione dove a livello fisico sono stato meglio e mi sono divertito di più.”

In quell’occasione Strada è sceso in campo in 21 partite segnando anche 3 gol. La stagione successiva viene riconfermato ma un brutto infortunio lo condiziona pesantemente.

“Ho iniziato bene la stagione, perché avevo fatto gol subito nelle prime partite ma poi purtroppo mi sono rotto il ginocchio. E’ stato l’infortunio più grave perché mi sono rotto il tendine rotuleo. Ci ho messo tanto a recuperare perché da ottobre sono rientrato a luglio per il ritiro dell’anno dopo”.

Credi che questo infortunio così grave ti abbia condizionato molto nelle esperienze successive?

“In realtà per assurdo mi ha dato più problemi il ginocchio che non mi sono rotto. Questo è sempre stato discretamente bene. L’anno dopo a Montecchio Maggiore infatti, dopo un anno fermo, ho fatto 13 gol. E’ stata l’annata forse più bella sotto tutti i punti di vista.”

La rinascita a Montecchio e le esperienze travagliate

“Nonostante il lungo stop devo ringraziare il Montecchio perché è stata un’annata estremamente positiva. Ho sempre giocato, nonostante qualche acciacco, e mi ha dato la possibilità di rimettermi in mostra. E’ stata come una seconda rampa di lancio.” 

L’anno dopo, la stagione 23-24, passa all’Adriese, sempre in D. “All’inizio ho giocato quasi sempre, ma successivamente ha cominciato a farmi di nuovo male il ginocchio. Ad un certo punto ho scelto di andare via, e non stando così bene, in una società con tanta concorrenza, non aveva più senso rimanere”.

“A gennaio sono andato a Derthona, e anche lì è stata una bella parentesi, nonostante le difficoltà e la salvezza raggiunta con i playout. Purtroppo nel complesso non è stata una grande stagione sotto diversi punti di vista. Un’annata di transizione, senza particolari momenti eccezionali”.

“L’anno dopo, a causa di un infortunio sempre al primo ginocchio, sono stato fuori 7-8 mesi, e nel febbraio 2025 sono andato al Chievo. Una piazza importante, in cui sono stato bene con il gruppo, ma dopo la prima presenza mi sono stirato.”

La forza di affrontare gli infortuni

Visti i diversi infortuni che purtroppo hai subito, come sei stato in grado di affrontarli da un punto di vista psicologico? C’è stato qualcuno che ti è stato vicino e ti ha aiutato?

“La mia ragazza e la mia famiglia hanno fatto sì che io continuassi a giocare, perché un ragazzo che affronta così tanti infortuni potrebbe anche smettere. Io avendo avuto la fortuna di avere loro sempre accanto sono andato avanti. Mi hanno supportato e motivato a continuare”.

L’ultimo capitolo alla Castellana C.G.

Nonostante l’infortunio sei rientrato, e l’ultima stagione l’hai vissuta alla Castellana, in Eccellenza. Qui hai trovato un po’ di continuità, con 14 presenze, 3 gol e un assist. Come ti sei trovato per la prima volta in questa categoria?

Per me è stato un salto tosto, perché non ero abituato ad allenarmi la sera. Ho comunque trovato un grande gruppo, che mi ha accolto benissimo e ciò mi ha spronato a finire bene la stagione. Ho fatto il massimo, perché purtroppo ogni 3 partite mi stiravo. Ho sofferto perché quando rientri giochi con il freno a mano tirato, e non è facile”.

“E’ stata comunque un’annata positiva. Abbiamo raggiunto l’obiettivo, che era quello di salvarsi, ma potevamo anche fare meglio secondo me. Purtroppo ci sono stati tanti infortuni che hanno complicato la stagione. Per me è stata comunque un’annata da ricordare essendo l’ultima e con i ragazzi mi sono trovato benissimo”.

L’addio al calcio giocato

Da quanto tempo pensavi di porre fine alla tua carriera? C’è stato un momento particolare che ti ha fatto pensare che fosse arrivata la fine?

“Non è stata una scelta che ho preso benissimo, ma da un certo punto di vista mi sento sollevato. Dopo così tanti infortuni dopo un po’ ci pensi, e quest’anno dopo l’ennesimo infortunio, l’ennesimo stiramento, ho deciso di dire basta. Mentalmente diventa un’agonia, perché gli altri giocano e tu sei sempre lì fermo che non riesci a stare bene”.

Un futuro in questo mondo

Ci potrebbe essere un tuo ritorno in futuro nel mondo del calcio, magari come allenatore o dirigente?

Mi piacerebbe, ora mi sto guardando un po’ in giro. E’ stato il mio mondo da quando ho cinque anni, e buttare via tutto mi sembrerebbe un peccato. So che non è facile, bisogna fare tanta gavetta ed esseri competenti, ma è un mondo che mi piace. Non so ancora con che figura però vorrei rimanere all’interno del calcio.”

Riccardo Barro

2 Giugno 2026

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