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Varzi Eccellenza, il colosso difensivo Gnaziri: “Non abbiamo ancora digerito il mancato approdo ai playoff”

Eddy Gnaziri è uno dei pilastri difensivi del Varzi, che all’ultimo turno e per un solo punto non è riuscito a centrare i playoff nel girone A di Eccellenza. Una scelta coraggiosa quella di Gnaziri, che dopo la passata stagione in Serie D e l’avvio in terza lega svizzera aveva deciso di ricominciare da Varzi, una piazza importante e strutturata. Il difensore centrale del Varzi è stato protagonista di un ottima stagione a livello personale, e abbiamo parlato con lui riguardo a quest’annata e alla sua carriera.

Come avete preso il fatto di non essere arrivati ai playoff?

“Non l’abbiamo ancora digerito, dispiace perchè penso che fossimo ben strutturati per poter fare almeno i playoff. Siamo stati davanti per tante partite, e in generale ce la siamo sempre giocati con tutti. Purtroppo nell’ultimo mese abbiamo avuto anche tanti infortuni e vicende varie che non ci hanno aiutato, purtroppo il calcio è questo, ma non esistono scuse. Non si tratta di un fallimento ma un po’ di delusione indubbiamente c’è. Penso che per vincere ci serva qualcosa in più, bisogna mantenere l’ossatura di una squadra che quest’anno ha comunque fatto bene e poi aggiungere ancora più qualità”.

A livello personale come valuti la tua stagione?

“A livello personale sono sempre stato molto critico, ho sempre giocato per vincere campionati o ottenere i playoff, ad eccezione della parentesi Ponetlambrese, che era una squadra vicino casa. Dopo l’esperienza di Vis Nova in Serie D mi è tornata quella voglia e quella fame di fare qualcosa di importante, ed è per questo che ho scelto il Varzi. Penso che sia meglio andare in Eccellenza per provare a vincere piuttosto che fare la Serie D per salvarsi e senza chissà quali ambizioni. Facendo un bilancio poi, credo di aver fatto una delle migliori stagioni da quando gioco, 3 gol, qualche assist e buona forma fisica. Ovviamente ringrazio la squadra che mi ha aiutato sempre, tanti compagni fortissimi come Rebuscini, Murriero, il mio compagno di reparto Scarcella o Calloni, ovviamente la premiata ditta Pizzini e Grasso. Senza dimenticare Monopoli, subentrato ad Ababio e si è rivelato un giocatore importantissimo, o ancora Citterio, un 2000 che ci ha dato una grandissima mano. Non posso dimenticarmi del mister Pagano, uno dei migliori che io abbia mai avuto. Lui è sempre stato in grado di infonderci tranquillità, non parlo di allenatore a livello tecnico o calcistico, ma a livello gestionale è stato veramente il top”.

Ti ha impressionato qualche squadra in questo campionato?

“Ad essere onesto nessuno mi ha impressionato così tanto. Mi viene in mente la partita con la Castanese dove veramente in campo non gli abbiamo fatto vedere la palla. A fine partita anche il mio grande amico Ababio mi ha detto che non sapeva come avessero fatto a vincere. L’unica partita che abbiamo fatto al completo realmente è stata quella con la Vogherese al ritorno, dove abbiamo vinto 2-1 ed è successo un po’ di tutto. Cos’è successo? Non mi è mai piaciuto fare polemica, ma ho avuto un battibecco in campo con qualche giocatore per via di qualche parolina di troppo e a sfondo razziale. Dopo di che hanno cominciato anche i tifosi, e con la mano ho fatto il gesto di fare più forte. Ad essere onesto non mi interessa tanto dei tifosi, mi spiace invece tanto che l’insulto mi sia giunto da un collega. Penso che in campo io ho sempre rispattato tutti gli avversari, qualcun altro evidentemente no. Alla fine di questa situazione ho preso due giornate di squalifica per il gesto che, a detta dell’arbitro, era fatto per aizzare ed istigare i tifosi. Non sono d’accordo, ma alla fine è andata così e me ne sono fatto una ragione. Anche in questo caso ringrazio i miei compagni, io credo di essere stato bravo a non reagire, non ho dato importanza a tutto questo e infatti ne parlo qui adesso la prima volta a stagione conclusa, poi i miei compagni mi hanno spalleggiato in tutto”.

Segnali per il futuro?

“Vediamo cosa succederà l’anno prossimo, è ancora presto e non si sa nulla. Come ho già detto non è la mia idea quella di andare in D solamente per il gusto di dire che gioco in Serie D. Un conto è andarci per stare in una delle top 7, altrimenti ha poco senso per me a questo punto della mia carriera. A Varzi sto bene e sono felice, per il momento basta questo, più avanti vedremo”.

Il ricordo più bello della tua carriera?

“A livello di carriera è stata indimenticabile l’annata in cui ho vinto lo scudetto con la Berretti del Novara nel 2010 con Giacomo Gattuso. Eravamo andati in blocco dal Legnano, e abbiamo dominato il campionato arrivando primi. Nelle fasi finali abbiamo battuto Verona e Cremonese, poi in finale il Rimini che aveva eliminato il Benevento. Abbiamo vinto ai rigori e parallelamente la Prima Squadra era arrivata in Serie B, quindi si cominciava a respirare aria di grande calcio. É stata un’emozione unica che mi porto dietro ancora oggi”.

Un piccolo rimpianto della tua carriera?

“Diciamo che non ho veri e propri rimpianti, ma semplicemente ho preso alcune decisioni che magari avrebbero cambiato qualcosa. Dopo il mio primo anno con la Caratese avevo ricevuto delle offerte dai professionisti ma alla fine non si è concluso nulla. Nella mia carroera ho rifiutato sia il Nardò che il Pordenone, e questa forse è stata la scelta che ho sbagliato. Parlando col senno di poi è facile pensarla così, perchè si trattava del Pordenone che partendo dalla Serie D è arrivato ai vertici della Serie B, ma io sul momento ho rifiutato. Se avessi avuto la mia compagna di vita già da quegli anni, adesso sarei in Serie A. Ci scherziamo spesso su, lei è molto presente nella mia vita, anche in quella calcistica, e diciamo che mi tiene in riga. É una persona splendida, sempre presente e dal cuore d’oro, sarebbe stato sicuramente meglio conoscerla prima, ma non tutto può accadere nel momento migliore, sono già fortunato adesso”.

 

 

 

 

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