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Eccellenza | Verbano tra passione, leadership e Verbanità! Perché i rossoneri possono arrivare in fondo

Dopo quindici partite c’è il Verbano che guarda tutti dall’alto. Pronti per ripartire con il girone di ritorno, i rossoneri di Costanzo Celestini hanno una partita di vantaggio sul Busto 81, cinque punti sulla Rhodense (altra sorpresa del campionato) e otto lunghezze sulla Varesina. Margine ridotto sui biancorossi, più concreto sulle Fenici, il Verbano può davvero arrivare fino in fondo?

 

La passione presidenziale. E quel pronostico…

Sissignori. La risposta è scontata soprattutto se la domanda fosse rivolta al patron Pietro Barbarito. Passione e competenza. E soprattutto voglia di vincere. Mai come quest’anno il presidente del Verbano è galvanizzato dal voler arrivare davanti a tutti. Mancano piazze desiderose di vincere (non ce ne vogliano Voghera e Pavia, attardate), così l’Imperatore è tornato a ruggire. Non snaturando le sue idee. Basta spese folli per giocatori avanti con gli anni. Talenti da scoprire, calciatori da rilanciare, idee vincenti. E poi quella profezia, sbagliata di poco. Dopo la vittoria sulla Varesina, Barbarito provò a tracciare la tabella. Tutte vittorie, segnando un pareggio a Voghera. Pronostico errato, perché se al Parisi si è vinto sono arrivati due pareggi con Sestese e Settimo. Impronosticabili, forse, ma pensate se il Verbano avesse girato a 38…

 

Costanzo Celestini, più di una guida tecnica

Nel Verbano dei miracoli (ma è giusto definirlo così?), c’è la mano di Costanzo Celestini. Perché se è vero che Barbarito ha formato la squadra, Celestini ha avuto il merito di plasmarla. Difesa a tre solida, centrocampo concreto e attacco libero di svariare. Non tutto ha funzionato, sia ben chiaro, perché probabilmente da Oldrini falso nueve ci si sarebbe aspettato di più. Ma i numeri parlano in favore del Verbano: secondo miglior attacco (29 gol fatti), seconda miglior difesa. Alessandro Doria capocannoniere con 10 reti, la rinascita di Caldirola e la scoperta di Dervishi. Con questi numeri si può andare lontano.

 

I bomber, sì, ma Crociati e Roveda?

Leadership! Facile cercarla scorrendo la distinta e cercando il giocatore con l’anno di nascita più “importante”. Sguardo su e giù un paio di volte, ebbene sì inizialmente eccezion fatta per Menegon, l’attenzione è andata su Mirko Crociati e Roberto Roveda. Classe 1996, 24 anni (il centrocampista compiuti da poco, auguri!) e tanta voglia di spiccare definitivamente il volo. Il centrale ex Ciserano è l’emblema di una retroguardia efficace. La partita clou? Contro la Varesina, quando annullò un certo Davide Pizzini. E il centrocampista ha aggiunto quantità e qualità in mezzo al campo. Qui, non ce ne voglia il presidente, ma Barbarito ha scoperto l’acqua calda. Ciserano, Caronnese e Monza nel curriculum di due giocatori che in Eccellenza fanno, come è giusto che sia, la differenza!

 

Dal Santo, Malvestio e ora Ruzzoni: la Verbanità!

Sul dizionario non c’è, ma il segreto rossonero sta nella Verbanità! Rappresentata da Dal Santo e Malvestio. Più che centrocampisti, ormai tuttocampisti! Fascia al braccio, quattro gol per il secondo e soprattutto un’intesa che va oltre il campo. Un esempio? La partita di Cannizzaro in Vogherese-Pavia. Cosa c’entra? C’entra eccome! Cannizzaro faticava a trovare spazio perché togliere due pilastri come Dal Santo e Malvestio è praticamente impossibile. Sempre insieme da cinque stagioni. E ora attenzione a un altro giovane dal sicuro avvenire. Quel Marco Ruzzoni lanciato forse un po’ per caso tra i pali ma capace di rispondere presente e blindare la sua porta. Classe 2002! Sissignori. Non una novità, per questo Verbano!

Paolo Andrea Zerbi

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