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Simone Crea

Eccellenza – Simone Crea da Mago a Illusionista: “Legnano mi ha rilanciato, voglio ripagare la fiducia ritrovando la D”

“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. La legge della conservazione della massa di Lavoisier deve quantomeno essere rivista se si parla del Legnano. Tutto si Crea, con la lettera rigorosamente maiuscola visto che il trequartista vuole prendere per mano i lilla. Per fargli fare nuovamente il grande salto.

 

Per i lilla anche da prima punta

Maglia numero dieci sulle spalle, Simone Crea ha sempre rappresentato la fantasia. Libero di svariare, cercare il pallone fin quasi a centrocampo, dare il là all’azione partendo dal basso. Ma domenica scorsa è stato necessario anche qualcosa in più: «Con l’infortunio di Davide (Mazzini, ndr) abbiamo dovuto cambiare i nostri piani. Inizialmente era lui, per caratteristiche, il giocatore che attaccava la profondità e creava lo spazio tra le linee per me». Ma dopo poco meno di un quarto d’ora l’ennesimo fastidio al ginocchio ha costretto Giuseppe Fiorito al cambio. Dentro Francesco Giardino, ma con Domenico Grasso squalificato i lilla erano praticamente senza punte: «Il mister ci ha chiesto di non dare riferimenti là davanti e svariare molto, con il passare dei minuti capivo però che dovevo stare io davanti e sacrificarmi un po’ di più».

 

Sacrificio ricompensato e Lazzate al tappeto

Nessuna rete per ottantasei minuti, poi il destro deviato da un difensore dell’Ardor Lazzate e la palla a superare Bardaro. «Penso che il pallone sarebbe entrato lo stesso. Poco importa, vero che nell’episodio siamo stati un po’ fortunati ma in precedenza gli episodi c’erano stati», spiega Crea. Già, perché se è vero che Lazzate accarezzava ormai il punto è altrettanto vero che il numero dieci già da qualche minuto si era preso il Legnano sulle spalle: «In campo la sensazione, salvo qualche occasione, era che l’Ardor non potesse farci gol. Abbiamo alzato il baricentro, Foglio sulla linea degli attaccanti ci ha dato una grossa mano. E più in generale eravamo consapevoli che vincere era troppo importante». Così, per la nona volta in stagione, il gesto del lancio delle carte: «C’erano i miei amici, come sempre, e da inizio anno esulto così. Poi mercoledì avevamo visto insieme Asensio che esultava in maniera simile. Mi ha copiato».

 

Il guanto di sfida lanciato alla Castellanzese

Non c’è tempo di pensare al passato, il calendario mette Legnano di fronte alla prima della classe. All’andata il “derby” consacrò i neroverdi. Ora la partitissima rappresenta forse l’ultima speranza lilla per un tentativo disperato di rimonta: «Proviamo a crederci, ma anche domenica scorsa hanno dimostrato che la loro fuga non è frutto del caso. In ogni caso andremo a Castellanza con la volontà di batterli, anche perché siamo in serie positiva (da sei partite, ndr) e un successo sarebbe comunque prezioso in ottica playoff». Contando anche sull’apporto della curva, vicina alla squadra anche domenica quando il gol non arrivava: «Abbiamo avuto un colloquio con i nostri tifosi prima della partita, erano un po’ delusi dopo il pari di Sesto Calende ma lo eravamo anche noi. Ci hanno assicurato che ci avrebbero sempre sostenuto, come peraltro hanno fatto finora, e sono contento di averli ripagati anche perché sono la nostra arma in più».

 

Quel lilla ritrovato e quella Serie D da ritrovare

Classe 1993, a vent’anni a Sondrio fu stagione col botto: 22 gol in Valtellina che non valsero la vittoria dell’Eccellenza (secondo posto alle spalle del Ciserano), ma che comunque permisero l’ascesa in Serie D al termine di un’estenuante (per il Sondrio) estate. Prima e dopo tanti anni nel massimo campionato dilettantistico con Olginatese, Aurora Seriate, Sondrio e Bustese, poi il ritorno in Eccellenza con la maglia lilla. Ritrovata dopo un passato con le giovanili, lui che da piccolissimo vestì anche il rossonero. E quello tra Crea e il Legnano è un binomio che può dare ulteriori frutti: «Lo scorso anno segnai 12 gol, ora sono a ridosso della doppia cifra che spero di raggiungere al più presto. Legnano mi ha rilanciato, ho trovato un ambiente familiare e ho un bellissimo rapporto con il presidente Giovanni Munafò e con il vicepresidente Alberto Tomasich. La Serie D? Mi manca, certo, ma credo proprio manchi a una piazza importante come il Legnano. Ritrovarla insieme sarebbe il massimo».

Paolo Andrea Zerbi

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