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Eccellenza, si avvicina la ripresa, ma resta il dubbio del protocollo sanitario

Il dado è tratto. Che il campionato di Eccellenza riparta adesso non ci sono più dubbi, dopo il passaggio del massimo campionato regionale a “manifestazione di interesse nazionale” ratificata venerdì scorso da parte del Coni. A pesare tuttavia sulla testa delle società è il protocollo sanitario e in particolare l’aspetto che riguarda il ritorno all’attività di quei calciatori risultati positivi al Covid. Ricordiamo infatti che tutti i tesserati dei 33 club di Eccellenza che hanno scelto di ripartire saranno “monitorati” settimanalmente come da protocollo con i test antigenici cui i calciatori e più in generale il gruppo squadra dovranno essere sottoposti, nelle 48/72 ore antecedenti le partite.

Ma cosa succederà se un giocatore verrà trovato positivo? A parte l’isolamento dell’atleta e il relativo periodo di quarantena, ciò che più preoccupa i club, è il tempo che dovrà trascorrere per il suo rientro in campo. La circolare ministeriale emessa lo scorso gennaio dal ministero della Salute prevede infatti che l’atleta dilettante che abbia contratto il virus sia sottoposto a una nuova visita di idoneità sportiva con una serie di accertamenti clinici in base a come ha sviluppato la malattia: <Gli approfondimenti diagnostici vanno eseguiti non prima che siano trascorsi 30 giorni dall’avvenuta guarigione da Sars-Cov-2 accertata secondo la normativa vigente>. Trenta giorni significa che chi dovesse essere trovato positivo, rischierebbe di saltare quasi l’intero campionato, considerato che si giocheranno dieci gare dall’11 aprile al 13 giugno.

Un problema rilevante che inciderà notevolmente sugli esiti del campionato, anche se in realtà esiste una scappatoia, come per altro prevede la stessa circolare, ossia che il giocatore dilettante venga sottoposto a una visita medica particolare: <Qualora l’atleta dilettante necessiti, per motivi agonistici di livello nazionale o internazionale di ridurre il periodo intercorrente tra l’avvenuta guarigione e la ripresa dell’attività, potrà essere adottato, su giudizio del medico valutatore, il protocollo di esami e i test previsto dalla federazione medico sportiva italiana per gli atleti professionisti>. Il tutto con costi molto più elevati per le società o il giocatore stesso, cui spetterà comunque la decisione finale.

Andrea Grassani 

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